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Legambiente, qualità dell’aria: bene Calabria ma cautela in futuro

Legambiente, qualità dell’aria: bene Calabria ma cautela in futuro

Il messaggio per la Calabria che emerge dal rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente è chiaro: la regione oggi non rientra tra le aree più critiche d’Italia sul fronte dell’inquinamento atmosferico, e questa, già di per sé rappresenta una buona notizia, ma non può permettersi di abbassare la guardia. Le soglie più restrittive fissate dall’Unione europea per il 2030 rappresentano una sfida concreta che richiederà interventi strutturali e continuità nel monitoraggio.

Particolarmente significativo è il quadro dei cinque capoluoghi di provincia calabresi monitorati – Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia – dove nel 2025 non si registrano superamenti dei limiti di legge oggi in vigore per PM10, PM2.5 e biossido di azoto. Un risultato che colloca la regione in una posizione favorevole rispetto a molte altre realtà nazionali.

Entrando nel dettaglio delle rilevazioni, Catanzaro si distingue come la città con i valori più bassi: 17 microgrammi per metro cubo di PM10, 4 di PM2.5 e 15 di NO₂. Reggio Calabria segue con concentrazioni pari a 21 per il PM10, 10 per il PM2.5 e 14 per il biossido di azoto. Crotone registra valori leggermente superiori per il PM10 (22) e per l’NO₂ (20), mentre Vibo Valentia si attesta su livelli simili per le polveri sottili e più contenuti per il biossido di azoto. Per Cosenza, al momento dell’elaborazione del report, risultavano disponibili esclusivamente i dati relativi all’NO₂, pari a 19.

A livello nazionale, il rapporto restituisce un quadro a luci e ombre. Nel 2025 il numero di città che hanno superato i limiti giornalieri di PM10 è sceso a 13, contro le 25 dell’anno precedente. Tuttavia, se i parametri previsti dalla nuova direttiva europea fossero già applicati, oltre la metà delle città italiane risulterebbe fuori norma per il PM10 e quasi tre quarti per il PM2.5.

Secondo Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria, due sono gli aspetti positivi da sottolineare: il ripristino della piena disponibilità dei dati ufficiali Arpacal e l’assenza di criticità rilevanti nei capoluoghi calabresi. Allo stesso tempo, l’entrata in vigore dei nuovi limiti nel 2030 impone una riduzione delle concentrazioni di PM10 in città come Crotone, Vibo Valentia e Reggio Calabria, mentre Catanzaro risulta già allineata ai parametri futuri. Un percorso che richiederà politiche ambientali mirate per tutelare la salute e gli ecosistemi.