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Spreco alimentare, passi avanti ma numeri ancora critici

Spreco alimentare, passi avanti ma numeri ancora critici

L’Italia spreca meno cibo rispetto al passato, ma la strada per un vero cambio di passo è ancora lunga. Ogni settimana finiscono nella spazzatura 554 grammi di alimenti a persona, con una riduzione di circa il 10% rispetto allo scorso anno. Un miglioramento significativo che, però, non basta a compensare il peso economico e ambientale dello spreco alimentare, che continua a valere oltre 7 miliardi di euro l’anno solo nelle case degli italiani.

Cosa emerge

È quanto emerge dal nuovo rapporto Osservatorio Waste Watcher International – Il caso Italia 2026, diffuso alla vigilia della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, che si celebra domani, 5 febbraio, nell’ambito della campagna Spreco Zero. Nonostante il calo registrato negli ultimi dodici mesi, l’Italia resta lontana dall’obiettivo fissato dall’Agenda Onu 2030, che punta a dimezzare lo spreco entro la fine del decennio.

A trainare il miglioramento sono soprattutto le famiglie più anziane. I boomers, nati tra il 1946 e il 1964, sprecano in media 352 grammi di cibo a settimana, un dato che li colloca già sotto la soglia indicata dagli obiettivi internazionali. All’estremo opposto si trova la Generazione Z, che arriva a 799 grammi settimanali, seguita dai millennials. Un divario che non è solo quantitativo, ma anche culturale e organizzativo.

«I più anziani portano con sé competenze domestiche consolidate, come la pianificazione dei pasti e il riutilizzo degli avanzi – spiega Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio – mentre i giovani hanno maggiore dimestichezza con la tecnologia e una maggiore apertura al cambiamento. È dall’incontro tra esperienza e strumenti digitali che può nascere una vera svolta contro lo spreco».

Se lo spreco domestico resta il nodo principale, il bilancio complessivo lungo tutta la filiera è ancora più pesante. In Italia si buttano oltre 5 milioni di tonnellate di cibo, per un valore che supera 13,5 miliardi di euro, considerando produzione agricola, industria, distribuzione e consumo finale. La quota maggiore resta quella delle famiglie, seguite dalla distribuzione e dall’industria alimentare.

Sul piano territoriale, lo spreco è più contenuto al Nord, mentre cresce al Sud e nel Centro. Si rivelano più virtuose le famiglie con figli e i Comuni di dimensioni più piccole, dove il legame con il territorio e la gestione domestica risultano più solidi. A finire più spesso nei rifiuti sono soprattutto frutta, verdura e pane fresco, alimenti sani ma facilmente deperibili, spesso acquistati in quantità eccessive o conservati in modo scorretto.

Insicurezza alimentare

Accanto allo spreco cresce anche un altro indicatore preoccupante: l’insicurezza alimentare. Il rapporto segnala un aumento dell’allarme sociale, con un indice in crescita soprattutto nel Mezzogiorno e tra i giovani, a dimostrazione di un paradosso sempre più evidente: si butta cibo mentre cresce la difficoltà di accesso a un’alimentazione adeguata.

Sul fronte dei consumi fuori casa, invece, emerge un segnale positivo. Otto italiani su dieci dichiarano di non lasciare cibo nel piatto al ristorante o di portare a casa gli avanzi, una pratica ormai ampiamente sdoganata. In questo contesto si inseriscono anche strumenti innovativi, come le piattaforme digitali per facilitare la donazione delle eccedenze alimentari da parte dei pubblici esercizi.

Non solo una questione economica

Ridurre lo spreco, ricordano gli esperti, non è solo una questione economica. Gettare cibo significa sprecare acqua, suolo, energia e contribuire in modo significativo alle emissioni di gas serra. A livello globale, lo spreco alimentare rappresenta una delle principali minacce silenziose per l’ambiente e la biodiversità.

La Giornata del 5 febbraio diventa così un’occasione per fare il punto sui progressi compiuti, ma anche per ricordare che la vera sfida si gioca nelle abitudini quotidiane, tra spesa, conservazione e consumo consapevole.

In una regione ricca di produzioni agricole come la Calabria, cosa possiamo fare concretamente per ridurre lo spreco e trasformare il cibo in una risorsa condivisa?