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Natale, tempo di umanità e pace

Natale, tempo di umanità e pace
Un augurio che attraversa confini, fedi e appartenenze, per raggiungere ogni uomo e ogni donna che custodisce nel cuore una speranza. È il messaggio natalizio di mons. Fortunato Morrone, arcivescovo di Reggio Calabria-Bova e presidente della Conferenza Episcopale Calabra, rivolto alla città e all’intero territorio diocesano.

Un augurio che parla a tutti

«Mi rivolgo a tutti», afferma l’arcivescovo, non solo a chi condivide la fede cristiana, ma anche a quanti portano dentro di sé il desiderio di una vita migliore. Una speranza che può avere nomi diversi, ma che resta profondamente umana. Ed è proprio questo, ricorda mons. Morrone, a interessare Dio: l’umanità concreta delle persone, con le sue fragilità e le sue attese.

Oltre le luci, una festa che invita a guardarsi dentro

Il Natale, al di là delle luci, dei doni e delle feste, è un tempo che invita a rientrare in se stessi. Un’occasione per riconoscere che, nonostante le “ammaccature” della vita, in ciascuno c’è del bello: gesti di generosità, attenzioni quotidiane, scelte silenziose di bene che spesso non fanno notizia, ma costruiscono relazioni e speranza.

La luce che non si lascia vincere dalle tenebre

Per i cristiani il Natale non è solo atmosfera, ma memoria viva di una luce entrata nel mondo e che non può essere soffocata dalle tenebre. Anche in tempi segnati da eventi drammatici e da speranze che sembrano svanire, questa luce resta. Non è un’illusione, ma una presenza che accompagna la storia.

La pace ha un volto: Gesù

La pace, sottolinea mons. Morrone, non è un’idea astratta o un ideale lontano. Per i cristiani la pace ha un volto preciso: Gesù Cristo. La sua vita, il suo stile, le sue scelte, la sua capacità di indignarsi davanti al male e di donarsi fino in fondo mostrano il vertice dell’umano. Un’umanità così alta da essere ammirata anche da chi non si riconosce nella fede cristiana, perché in Gesù di Nazareth l’umano di Dio si rende visibile.

Operatori di pace nella vita quotidiana

Se davvero desideriamo la pace, l’invito è a cominciare da gesti semplici e concreti. Non bastano le manifestazioni o i messaggi sui social: la pace nasce nelle relazioni quotidiane. Fare il primo passo, ricucire un rapporto ferito, superare un rancore, cercare la riconciliazione con un fratello, una sorella, un’amica o un amico. È da qui che prende forma una pace capace di diffondersi.

Il Natale di Gesù, scuola di vita

Infine, l’arcivescovo invita a non fermarsi a un Natale generico, ma a interrogarsi sul Natale di Gesù. Conoscerlo di più per comprendere come vivere la propria esistenza. In Lui l’umanità è pienamente realizzata perché è “divinamente umana”: il Verbo fatto carne. Non un uomo qualsiasi, ma il meglio a cui ogni essere umano può aspirare.

Un augurio che apre alla speranza

Con questo sguardo, mons. Fortunato Morrone rinnova il suo augurio di buon Natale a credenti e non credenti, affidando a ciascuno il compito di custodire l’umano, costruire la pace e lasciarsi sorprendere dalla speranza che nasce.