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Un nuovo inizio per Pentedattilo

Un nuovo inizio per Pentedattilo
Nel cuore di Pentedattilo, borgo fantasma della Calabria rimasto in silenzio per decenni, nasce "Cinque calici", un nuovo spazio che segna simbolicamente una rinascita. Un’apertura che va oltre il concetto tradizionale di locale e che restituisce vita a un luogo fermo nel tempo, incastonato nella roccia dalle cinque punte che dominano il paese. Il nome "Cinque calici" racchiude un significato profondo e identitario: richiama le cinque dita della roccia su cui sorge Pentedattilo, i cinque sensi da risvegliare attraverso l’esperienza, e le cinque province della Calabria, unite in un racconto comune fatto di territorio, memoria e futuro.

Un luogo in cui ispirarsi

Non si viene qui per consumare frettolosamente un pasto o una bevanda. Cinque calici, Alvin Tripodi e Francesco Praticò lo hanno pensato come un rifugio, un luogo in cui eclissarsi e ispirarsi, dove rallentare e fuggire dalla frenesia della quotidianità. Gli spazi si articolano in due stanze: una dedicata ai prodotti tipici del territorio , e non solo, che raccontano la Calabria attraverso sapori autentici; l’altra è un ambiente intimo e raccolto, dove leggere un buon libro, ascoltare musica scegliendo un vinile dal giradischi, e lasciarsi accompagnare da un calice di vino. Un piccolo grande segno che restituisce anima a Pentedattilo, trasformando il silenzio in esperienza e crescita

La storia di Pentedattilo

Il nome "Pentedattilo" deriva dal greco "cinque dita" proprio perché il borgo sorge ai piedi di una roccia che ha la forma di una gigantesca mano. La storia di Pentedattilo può essere suddivisa in diversi periodi storici. Risalgono all'età preistorica i ritrovamenti segnalati nei dintorni del paese, attribuiti all’età compresa tra il neolitico e l’età del bronzo. In epoca greca Pentedattilo molto probabilmente era un piccolo insediamento strategico militare difensivo che controllava le vie di collegamento tra il mare e i monti e il suo centro abitato agricolo era sulla costa, corrispondente all’odierna Melito di Porto Salvo.
In epoca romana si trasformò in una vera e propria cittadella arroccata che si sviluppò e rimase invariata sino alla fine del 1800. Conquistato dai normanni appartenne per tutta l’epoca angioina prima al monastero di San Pancrazio di Scilla e successivamente alla mensa archimandritale del monastero del SS. Salvatore di Messina. La Terra di Pentedattilo divenne in seguito feudo dei Francoperta, degli Alberti e infine dei Clemente – Filangeri.
Vi era una fiorente produzione di frumento e legumi, l'allevamento di vacche, pecore e maiali e si registravano circa 900 abitanti (oggi ce ne sono circa 40).
A causa del trasferimento della popolazione verso la marina, nel 1811 divenne frazione del nuovo comune di Melito di Porto Salvo. Il vecchio paese avviato a un lento declino dovuto alle emigrazioni subì il colpo di grazia sul finire degli anni sessanta del secolo scorso con il trasferimento dell’abitato nel nuovo centro per dichiarata inagibilità.