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Presunti abusi nelle liste d’attesa di Oculistica alla Dulbecco, sequestrati 9 mln

Presunti abusi nelle liste d’attesa di Oculistica alla Dulbecco, sequestrati 9 mln

Beni per un valore complessivo superiore ai 9 milioni di euro sono stati sottoposti a sequestro conservativo dalla Guardia di finanza del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro nei confronti di 11 persone, per lo più appartenenti all’Unità operativa complessa di Oculistica dell’Azienda ospedaliero-universitaria “Renato Dulbecco”. Il provvedimento, emesso dal presidente della Sezione giurisdizionale per la Calabria della Corte dei conti su richiesta della Procura regionale, si inserisce nel filone contabile dell’inchiesta che ipotizza un ingente danno erariale.

Dalla gestione delle liste d’attesa agli arresti poi annullati

Il sequestro arriva dopo l’indagine penale che, il primo luglio scorso, aveva portato ai domiciliari – successivamente annullati dal Tribunale del Riesame – il primario del reparto e la segretaria di uno studio privato. I due erano stati raggiunti da accuse che vanno dall’associazione a delinquere al peculato, dalla concussione alla truffa aggravata, fino all’interruzione di pubblico servizio; per Scorcia si aggiungevano anche falsità ideologica e autoriciclaggio. In totale la Procura della Repubblica ha indagato 12 persone.

Le accuse sulla “gestione privatistica” del reparto

Secondo le indagini delle Fiamme gialle, nel reparto di Oculistica si sarebbe consolidata una gestione privatistica delle liste di attesa, con visite a pagamento finalizzate ad aggirare gli iter ordinari e a favorire percorsi preferenziali per gli interventi. Un meccanismo che avrebbe creato, di fatto, una rete parallela di prenotazioni e prestazioni svolte gratuitamente in ambiente pubblico ma originate da percorsi privati. Gli approfondimenti successivi avrebbero fatto emergere un quadro di condotte ritenute dannose per le casse dello Stato, legate all’indebita percezione dell’indennità di esclusività, alla maturazione di compensi non spettanti, al mancato riversamento dei proventi di attività libero-professionale considerata non autorizzata, alla “privatizzazione” dell’attività d’ufficio e all’utilizzo di beni dell’ospedale per scopi privati.

Il provvedimento della Corte dei conti

Sulla base di questi elementi, la Corte dei conti ha disposto un sequestro conservativo di 9.179.086 euro. La quota più consistente, pari a 6,2 milioni, è stata contestata al primario; 2,3 milioni risultano invece in solido tra lo stesso, la segretaria e una caposala.