Nelle prime ore della mattina si è conclusa un’imponente operazione dei Carabinieri contro il traffico illecito di reperti archeologici, che ha portato all’esecuzione di 11 misure cautelari, 2 in carcere e 9 agli arresti domiciliari. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di appartenere a gruppi criminali specializzati in scavi clandestini e nella ricettazione di beni archeologici trafugati.
Le misure cautelari sono state emesse dai Tribunali di Catania e Catanzaro e sono state eseguite dai Carabinieri del Gruppo Tutela Patrimonio Culturale di Roma, affiancati dai reparti territoriali competenti. Complessivamente, oltre 200 militari sono stati impegnati nell’operazione, coordinata su più fronti e considerata una delle più vaste nel settore della tutela del patrimonio culturale.
I "tombaroli" coinvolti nell'operazione avrebbero saccheggiato sistematicamente importanti parchi archeologici calabresi: Scolacium a Roccelletta di Borgia, l’antica Kaulon a Monasterace e l’area di Capo Colonna a Crotone, oltre a terreni privati della stessa provincia. Colpita un’organizzazione legata alla cosca di ’ndrangheta Arena di Isola Capo Rizzuto. L’ordinanza, emessa dal GIP del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, arriva al termine di due anni d’indagini condotte dal Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza. Le persone coinvolte sono accusate di aver fatto parte di un’associazione per delinquere specializzata in scavi clandestini, deturpamento di siti archeologici, furto e ricettazione di beni di inestimabile valore storico. Le indagini – condotte anche attraverso intercettazioni, riprese video e sequestri – hanno portato alla luce un’organizzazione articolata, con ruoli ben definiti e linguaggi in codice utilizzati per eludere i controlli. I due presunti promotori, entrambi residenti nel Crotonese, erano considerati esperti conoscitori dei siti archeologici e coordinavano le spedizioni clandestine. I reperti venivano poi immessi nel mercato clandestino attraverso una rete strutturata di intermediari e ricettatori. Gli investigatori hanno inoltre evidenziato un legame diretto con la cosca Arena, che avrebbe tratto benefici economici dalle attività illecite e rafforzato così il proprio controllo sul territorio. Una connessione che ha portato alla contestazione dell’aggravante mafiosa. L’operazione, condotta con il supporto dei Comandi provinciali di Crotone, Catania e Messina, dello Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria e dell’8° Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia, ha coinvolto oltre 80 militari e 12 perquisizioni tra Calabria e Sicilia. Decisiva anche la collaborazione delle Soprintendenze archeologiche e della Direzione Regionale Musei. Un intervento che – sottolineano gli inquirenti – rappresenta un segnale forte contro il traffico illecito di reperti archeologici, un fenomeno che continua a impoverire il patrimonio culturale nazionale e che, in aree ricche di storia come la Calabria, costituisce un business particolarmente appetibile per la criminalità organizzata.
