Vai al contenuto
PUBBLICITÀ

Peculato al Comune di Savelli: coinvolti ex sindaco, vice ed assessore

Peculato al Comune di Savelli: coinvolti ex sindaco, vice ed assessore
I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo hanno eseguito una misura cautelare di divieto di dimora nel comune di residenza nei confronti di A.V., 74 anni, ex assessore del Comune di Savelli in carica tra il giugno 2018 e il luglio 2020. L’uomo è indagato insieme ad altre quattro persone – F.T. (47 anni), C.B.V. (73), B.L.G. (31) e C.A. (43) – tutti ex amministratori del Comune, che in diversi periodi hanno ricoperto incarichi come sindaco e vicesindaco.

Le accuse e le indagini

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di peculato, falsità ideologica e materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e concussione. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Crotone diretta da Domenico Guarascio, sono partite nel novembre 2023 dopo la denuncia di un ammanco inizialmente stimato in circa un milione di euro dalle casse comunali. L’inchiesta ha poi accertato un buco complessivo di oltre 3 milioni di euro nei conti del Comune, tra il 2008 e il 2023.

I sequestri e gli sviluppi precedenti

Nel febbraio scorso i Carabinieri avevano già notificato un decreto di sequestro preventivo a due persone della provincia di Cosenza, ritenute coinvolte nella stessa vicenda. Tra i beni sequestrati figurano un immobile nel centro cosentino – considerato provento dei reati di peculato, falso e autoriciclaggio – denaro contante per circa 18.000 euro e 1.300 dollari, gioielli e orologi di lusso (tra cui Rolex, Baume & Mercier e Bulgari) per un valore stimato in 150.000 euro, oltre a diversi immobili e terreni per un valore di circa 800.000 euro. Sono stati inoltre bloccati conti correnti, quote societarie e veicoli di pregio.

La ricostruzione degli investigatori

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, tra il 2013 e il 2023 alcuni dipendenti comunali – tra cui un responsabile del settore finanziario e un’economa – avrebbero distratto fondi pubblici per un totale di 2,8 milioni di euro. Le somme venivano accreditate sui conti personali o su quelli di società riconducibili agli indagati, mascherandole con mandati di pagamento falsi che risultavano regolari nei registri contabili ma venivano indirizzati, di fatto, a soggetti diversi dai reali beneficiari.

Nuove accuse e ulteriori fondi distratti

Le indagini, estese anche ai Comuni di Pallagorio e Cirò Marina, hanno permesso di individuare ulteriori condotte analoghe con un danno complessivo di circa 305.000 euro. In totale, gli investigatori hanno accertato 425 mandati di pagamento falsi (320 nella prima fase e altri 105 successivi). L’attività più recente ha infine portato a individuare ulteriori 116 mandati attraverso i quali gli indagati avrebbero percepito indebitamente oltre 70.000 euro, di cui circa 50.000 derivanti da aumenti illegittimi delle proprie indennità di carica, passate da 152 a 400 euro mensili. Anche in questa fase sono stati eseguiti sequestri per equivalente sui conti e sulle disponibilità finanziarie degli indagati.

Un’inchiesta complessa

L’indagine – definita dagli inquirenti “articolata e di ampio respiro” – ha richiesto una lunga attività di analisi dei flussi finanziari e della contabilità comunale. I Carabinieri sottolineano che la complessità del sistema di falsificazione, basato sulla differenza tra le registrazioni contabili e i mandati di pagamento effettivamente trasmessi alla tesoreria, ha reso difficile individuare subito le anomalie.