La vera rivoluzione parte dai più fragili

L'anno giubilare, il 25° della Chiesa cattolica è quasi agli sgoccioli. Terminerà il 6 gennaio prossimo con la chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro. Papa Francesco, che lo aveva indetto ed inaugurato, il 24 dicembre scorso, non ha avuto il tempo terreno di suggellarlo, ma il messaggio improntato alla speranza del Pontefice argentino continua a produrre i suoi effetti. Così, a Soveria Mannelli, pochi giorni fa, presso la casa di accoglienza per anziani Emmaus, aperta 36 anni fa, si è svolta un'iniziativa di grande valore simbolico, ovvero, l'attraversamento di una Porta Santa che, come si può vedere, riproduce la Porta dell'Umiltà, il basso e stretto passaggio che consente l'accesso alla Basilica della Natività di Gerusalemme. L'attraversamento che i fedeli soveritani hanno effettuato come gesto di amore verso il prossimo, ed in particolare verso i più deboli, si lega al messaggio che Leone XIV ha lanciato, nel luglio scorso, alla Chiesa intera in occasione della quinta giornata mondiale dei nonni e degli anziani, invitando parrocchie, gruppi ed associazioni ad impegnarsi in una, così l'ha definita, rivoluzione della gratitudine e della cura, esortando a visitare spesso gli anziani, a creare con loro e per loro reti di sostegno e di preghiera, facendo in modo che essi non si sentano dimenticati, riacquisendo una dignità tutt'altro che scontata nell'ultima fase della vita. "Beato chi non vede svanire la propria speranza" era il motto, tratto dal Siracide, scelto dal Santo Padre per il giorno delle celebrazioni. Prima dell'attraversamento della Porta i partecipanti, tra i quali anche sindaci e sacerdoti, hanno percorso un itinerario interiore in sei tappe come spiega Chiara Pascuzzi, dell'associazione Emmaus.