Sindaci eletti in Consiglio regionale, si torna al voto in 5 comuni

Con l'elezione in Consiglio regionale di 5 sindaci (due dei quali sono anche presidenti di provincia), le ricadute politiche ed amministrative delle ultime elezioni si riverberano anche sui singoli territori, vista l'incompatibilità delle due cariche. Se le verifiche formali dei risultati confermeranno i dati emersi nell'immediatezza dello scrutinio, dovranno dimettersi il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, e quello di Palmi Giuseppe Ranuccio, per il centrosinistra; e poi la sindaca di San Giovanni in Fiore Rosaria Succurro, il primo cittadino di Cirò Marina Sergio Ferrari e quello di Castrolibero Orlandino Greco, per il centrodestra. Con conseguenze ancora più rilevanti per Succurro e Ferrari, che sono rispettivamente presidenti di Provincia a Cosenza e Crotone.
A breve, dunque, si dovrebbe tornare a scegliere i due presidenti di Provincia e, soprattutto, i sindaci di città anche piuttosto importanti, con esiti che potrebbero ridisegnare la geografia politica della regione. A partire da Reggio Calabria, dove si apre una partita delicata sia per il Comune che per la Città Metropolitana.
Dal momento della proclamazione, infatti, scatteranno i termini previsti dalla legge per la successione. Ciascun sindaco avrà 20 giorni se sceglierà di dimettersi, con immediato scioglimento del Consiglio comunale e gestione del Comune affidata ad un commissario straordinario nominato dal Prefetto; nel caso specifico della Città Metropolitana, le funzioni di sindaco saranno temporaneamente affidate al vicesindaco metropolitano. In alternativa c'è la decadenza automatica: se il sindaco non dovesse rimuovere la causa di incompatibilità entro i dieci giorni concessi dal Consiglio regionale, giunta e Consiglio comunale rimarrebbero in carica fino al primo turno elettorale utile, e al primo cittadino subentrerebbe il vicesindaco.