Elio Sica, simbolo di eccellente Umanità

Il più grande dei comandamenti: ama il prossimo tuo come te stesso. Il modo migliore di metterlo in pratica: spendere la propria vita, l’intera vita a favore degli ultimi, ultimi non per modo di dire, senza conoscerli, spesso senza vedere i risultati della propria fatica. Elio Sica questo ha fatto. Insieme al suo amico, Enrico Di Salvo, aprendo scuole, ambulatori, strutture in Sudamerica e in Africa. Entrambi medici, entrambi profondamente credenti. Elio è scomparso nel 2020. Enrico nel febbraio scorso. Prima, però, ha avuto il tempo di scrivere un libro, “Elio, una cattredrale di carità”, edito da Ares, sull’amico di una vita. La vita, le vite: oltre a prestare il loro lavoro con totale gratuità a favore di gente poverissima, che nel suo paese non avrebbe potuto ricevere quel tipo di assistenza, e che se avesse dovuto pagare per farsi operare non avrebbe potuto farlo, Elio ed Enrico hanno fondato un’associazione, Konou Konou, della quale esiste una sede a Crotone, grazie all’interessamento di Franceschina Fauci, che la presiede, e del medico Giulia Fonte, che ne è socia. Il libro che racconta Elio attraverso Enrico, e che in fondo ora ne eterna le straordinarie imprese, l’opera missionaria, le trasferte umanitarie nell’arco di una ventina di anni per inaugurare pozzi, centri educativi, ambulatori medici, è stato presentato presso il ristorante Porto Vecchio. Presente anche Bianca Gasparrini, docente universitaria, moglie di Enrico Di Salvo, che presiede la Konou Konou ed intende perpetuare l’opera del marito. Uno dei paesi nei quali l’opera di Elio ed Enrico si è svolta è il Benin, Africa occidentale, uno dei più poveri del pianeta, una miriade di villaggi sperduti e luoghi inaccessibili: lì c’è un solo policlinico, uno solo, a Cotonou, la città più popolosa con quasi 2 milioni e mezzo di abitanti. L’hanno fondato loro. In un post su Fb scritto prima di andarsene, Enrico si diceva dispiaciuto per gli errori commessi. In tutta onestà, è difficile immaginare quali.