'Ndrangheta, blitz contro la cosca Piromalli: arrestato il boss

Dopo la scarcerazione avrebbe ripreso in mano le redini della cosca, pacificato i dissapori interni al clan e quelli con gli altri gruppi criminali, alterato le aste giudiziarie per tornare in possesso dei beni che gli erano stati confiscati negli anni.
È il boss di Gioia Tauro Giuseppe "Pino" Piromalli, detto "Facciazza", il pezzo da 90 tra le 26 persone arrestate dai carabinieri del Ros nell'inchiesta "Res Tauro". Un'indagine che ha ricostruito i nuovi assetti della cosca Piromalli, diretta dal boss 80enne e dai suoi fratelli Gioacchino e Antonio, di 91 ed 86 anni.
Accuse e sequestro beni
Le accuse sono, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio, armi e reati finanziari, tutti aggravati dal metodo mafioso. Ed oltre agli arresti la Dda ha emesso un sequestro preventivo di beni per un valore di 3 milioni di euro.
Il potere sul territorio
Tornato libero nel 2021 dopo 22 anni di detenzione al 41 bis, Pino Piromalli avrebbe in breve provveduto a rimettere a posto la cosca, ridefinendo ruoli e compiti degli associati, e tornando ad affermare il suo potere sul territorio attraverso una costante pressione estorsiva su imprenditori ed operatori commerciali.
Le mani sui beni confiscati
Tra le contestazioni c'è l'alterazione delle aste giudiziarie, con l'obiettivo di rientrare in possesso dei beni confiscati al clan ed acquisirne di nuovi; i beni sarebbero poi stati intestati a prestanome. Chi avesse voluto partecipare alle aste, avrebbe dovuto versare ai Piromalli denaro da reinvestire negli affari illeciti della cosca.