Le presenze in chiesa di chi ha voluto porgergli l'ultimo saluto offrono la fotografia esatta di ciò che è stato Padre Fedele Bisceglia. Ci sono gli amici di sempre, i collaboratori, e poi ultrà del Cosenza ed esponenti politici, ex calciatori rossoblu ed imprenditori; ma soprattutto tantissime tra le persone che il monaco ha accolto, aiutato, sostenuto e confortato quando nessun altro era al loro fianco. Non ha mai fatto distinzioni padre Fedele, offrendo il suo sostegno a chiunque ne avesse bisogno, in qualsiasi parte del mondo. Con le parole, sicuramente, ma soprattutto con i fatti, con l'esempio, mettendosi sempre in gioco in prima persona: a Cosenza come in Africa. Curando a mani nude le ferite del corpo e dell'anima di chi non aveva più nulla da chiedere alla vita. Gli ultimi, li chiamano: i lebbrosi, i senzatetto, gli anziani soli, i giovani persi, i poveri. Gli scartati, lui li ha messi al centro della sua missione. Non è un caso che lo striscione più grande fuori dalla chiesa del Santissimo Crocifisso reciti “Siamo tutti figli di Padre Fedele”.
Suoi orfani da oggi. Orfani di un uomo schietto, determinato, tenace, carismatico come pochi. E poi sorridente, ironico, capace di coinvolgere l'intero San Vito in cori ormai legati inestricabilmente alla sua figura, alla sua voce. E ancora, ostinato fino all'ultimo nel predicare il perdono, anche per chi probabilmente il suo non lo meritava. Per avergli sottratto in maniera subdola la sua creatura terrena più grande e preziosa, quell'Oasi francescana realizzata con la carità dei cosentini per diventare rifugio e riparo, per chiunque ne avesse bisogno. Non lo meritava per avere mentito sapendo di mentire; per avere provato a trascinarlo nel fango; per avergli tolto la possibilità di celebrare messa, la cosa che più lo ha fatto soffrire fino agli ultimi giorni della sua vita, fino al tardivo contentino datogli pochi giorni fa dalla Chiesa.
La sua grande lezione, l'eredità più importante che lascia l'ha sottolineata Padre Giovanni Loria, Ministro Provinciale dei Frati Cappuccini. “Malgrado le sue fragilità, che riconosceva sempre, Padre Fedele ha lavorato per far riconoscere la dignità delle persone”.
