Alex Britti: un bluesman è per sempre

Chi ha un’anima blues sempre lì torna. Specie se il sacro fuoco per le sei corde è inestinguibile e suonare è un’esigenza. Alex Britti l’ha raccontato tante volte: non vedeva l’ora di tornare a casa da scuola per mettersi a pizzicare la chitarra, non si addormentava senza aver inseguito per almeno una decina di minuti un’idea che poteva crescere, diventare canzone.
Britti, una certezza
In un momento in cui di musica suonata non ce n’è molta, anzi, il cantautore romano è una certezza ed una speranza insieme: alla soglia dei 56 anni (li compirà il 23 agosto prossimo), il fisico asciutto e tonico, a parte i capelli rasati, chissà se per scelta o per il diradamento, ha la stessa passione di quando raggiunse notorietà e successo (“Solo una volta o tutta la vita”, 1998), anche perché la paternità raggiunta da uomo maturo (il figlio Edoardo ha appena 8 anni) è stata una formidabile ricarica personale ed artistica.
Il fenomeno dei finti sold-out
Ieri sera, sul lungomare di Crotone, Britti ha recuperato, per così dire, il concerto annullato nel maggio scorso per un’eccessivamente zelante allerta meteo: nel frattempo, per essere precisi poco più di un mese dopo, ha suonato alle Terme di Caracalla, s’è tolto lo sfizio di denunciare, come già Antonello Venditti e Federico Zampaglione, il fenomeno dei finti sold-out, raccontando di aver resistito alla tentazione di un tour ad alto rischio nei palasport ma specificando anche che sono sempre i cantanti a decidere, ed ha impallinato gli artisti influencer, troppo più attenti a curare l’immagine che il resto, flusso di verità del quale ha fatto le spese Lucio Corsi. Insomma, lo sa anche lui che spedire un plico a Carlo Conti per strappare un invito sulla riviera ligure fra sei mesi sarebbe del tutto inutile.
La tracklist di Crotone
Il concerto di ieri sera? Due ore belle grasse, una tracklist partita con “Gelido”, fra le sue preferite, “Una parole differente”, “Buona fortuna”, “Piove”, la prima hit (“La vasca”) piazzata a metà strada insieme ad altre cartucce di grosso calibro (“Lo zingaro”, “Una su un milione”) intervallate da altre meno conosciute, tra le quali la recente “Nuda” che apre la parentesi dei brani con testi su temi d’impegno: il precariato affrontato in “Supereroi”, le crisi d’identità e la paura di sbagliare spiegate in “Uomini”. L’aiuto chiesto al pubblico per il gospel di “Tutti come te”, gli attesi virtuosismi di “Jazz”, una malattia felicemente curabile dice prima di esibirsi in un riff che s’inerpica fino al livello di velocità supersonico.
Finale solo hit
Il finale è di sole hit: “Oggi sono io”, con la quale trionfò a Sanremo Giovani, anno di grazia 1999, “7000 caffè”, attesissima e riarrangiata fino a durare quasi dieci minuti, il cerchio chiuso con “Solo una volta”, il coperchio del suo vaso di Pandora. Tutto d’un fiato, senza la studiata, oramai ammorbante pausa del bis conclusivo. Prima o poi, qualcuno che dicesse che questa cosa è una stupidata ci voleva. E pazienza se poi il prezzo da pagare è quello di rinunciare ad una settimana con vista Sanremo.