Processo "Reset", condannate 57 persone: assolto l'ex sindaco Manna

È arrivata poco dopo le 13 la sentenza di primo grado del processo "Reset", la maxi-inchiesta contro la nuova ‘ndrangheta operante a Cosenza e dintorni. Al centro del procedimento, 122 imputati finiti sotto processo ordinario, mentre altri erano già stati giudicati con rito abbreviato nei mesi precedenti. Un’indagine che ha preso forma dopo il blitz del 1° settembre 2022, quando scattarono arresti e sequestri in tutta la provincia, portando alla luce un sistema criminale radicato e ben strutturato.
Secondo l'accusa, a dominare la scena criminale della zona sarebbe stata una vera e propria alleanza tra sette clan, uniti in una confederazione capeggiata da Francesco Patitucci, ritenuto figura apicale del nuovo assetto mafioso. Al suo fianco, nomi noti come Roberto Porcaro, Mario Piromallo e Salvatore Ariello, considerati pezzi da novanta dell’organizzazione.
Gran parte dei vertici, compreso lo stesso Patitucci, ha scelto di affrontare il processo con il rito abbreviato, riducendo i tempi e ottenendo in alcuni casi sconti di pena. Il dibattimento ha quindi riguardato soprattutto le figure di secondo piano e i collaboratori del sistema criminale.
Ma non solo uomini della malavita. A comparire tra gli imputati c’erano anche rappresentanti delle istituzioni, come l’ex primo cittadino di Rende, Marcello Manna, e il suo ex assessore Pino Munno. Entrambi sono stati coinvolti per presunti legami con ambienti mafiosi in occasione delle elezioni, ipotizzando un patto scellerato tra politica e criminalità.
Quella emessa oggi è solo la sentenza di primo grado. Il processo, destinato ad avere un forte impatto sul tessuto sociale e politico del territorio, proseguirà in Appello, verosimilmente tra circa un anno. Intanto, le decisioni assunte dai giudici rappresentano un punto fermo nel contrasto alla criminalità organizzata bruzia.
In totale, su 122 imputati, 57 sono stati condannati - il resto assolti.