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Occhiuto "amareggiato", ma non molla. «Veronica non meritava questo»

Occhiuto "amareggiato", ma non molla. «Veronica non meritava questo»

«Presidente, come sta? E le chiedo di essere sincero…». Parte, a freddo, il giornalista. L’interrogativo ha una premessa scontata nei fatti degli ultimi quaranta giorni: due tormente giudiziarie (la prima che coinvolge direttamente il governatore in qualità di persona indagata, la seconda che investe solo figure a lui vicine), quindi l’inevitabile turbine mediatico. «Un po’ amareggiato», replica Roberto Occhiuto dopo una lieve esitazione. Non parla di sé, almeno non subito. Si concentra soltanto su una persona, che difende perché – dice – «non meritava questo». Il pensiero è rivolto alla sua assistente, Veronica Rigoni, la sua ombra, da tanto tempo ormai, indagata e destinataria di un decreto di perquisizione e sequestro nel contesto dell’indagine avviata dalla Procura di Catanzaro sugli incarichi conferiti dal subcommissario nazionale alla Depurazione Antonino Daffinà.

«Perbene e infaticabile»

«La conobbi quand’ero parlamentare, una professionista bravissima, perbene e infaticabile», rammenta. Esperta di social media e comunicazione, veneta, rischiò di morire durante un drammatico incidente stradale che coinvolse l’auto sulla quale viaggiava assieme al governatore. Seguì una lunga ospedalizzazione, poi la convalescenza. Lo dice con chiarezza, Occhiuto: Veronica Rigoni soffre ancora, e tanto, per le conseguenze di quel devastante sinistro e non è giusto viva questo momento.

L’evento

Il presidente della Regione è coprotagonista in uno dei talk di Favuriti Expo, un evento imponente promosso nell’ambito del progetto ideato dall’imprenditore sotto scorta Antonino De Masi e sostenuto dalla Regione Calabria e dalla Calabria Film Commission. Oltre De Masi, sul palco, due figure di primissimo piano della magistratura calabrese: il procuratore capo di Vibo Valentia Camillo Falvo e il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Stefano Musolino, il giornalista di Video Calabria Pietro Comito e l’attore Simone Tudda.

Nessun passo indietro

Tra le righe, Occhiuto risponde anche a coloro che velatamente o esplicitamente ipotizzano sue dimissioni e quindi elezioni anticipate: «Continuo a lavorare con impegno e determinazione per questa regione grande e allo stesso tempo amara, come l’ha definita qualcuno più autorevole di me». Difende, in qualche modo, anche sé stesso, senza retorica vittimistica e mostrando rispetto per la Procura di Catanzaro e le indagini in corso: «Effettivamente c’è il sentimento dell’amarezza soprattutto quando credi di non meritare certe cose. La Calabria è una regione molto complicata, chi lavora nelle istituzioni e rappresenta il governo regionale, però, non può non essere solidale con le altre istituzioni come la magistratura, che svolge un ruolo importantissimo».

Fiducia sempre nelle Procure

E ancora: «Ho avuto modo – aggiunge il governatore – di verificare quanto sia importante il lavoro delle Procure in Calabria. Certo, quando si vive per prima volta una situazione del genere subentra l’amarezza per un’indagine immeritata e spesso si reagisce passando dall’altra parte, ma questo non mi riguarda, perché ho sempre detto che bisogna essere riconoscenti a chi con il proprio lavoro e con grande sacrificio si occupa di mantenere la legalità e la sicurezza sul territorio».

L’attestato di De Masi

Si espone, con un attestato di vicinanza ad Occhiuto, anche Antonino De Masi che «ringrazio – aveva premesso Occhiuto – perché rappresenta uno stimolo, per aver dimostrato che lo Stato in Calabria è più forte della criminalità organizzata e per aver cercato di sovvertire una subcultura che ha fatto ritenere molto spesso la Calabria un luogo in cui lo Stato soccombe sempre». «Un grande capitano – evidenzia De Masi – lo si riconosce nella tempesta. E io sono certo che lei attraverserà indenne questa tempesta». Quindi una postilla, dedicata a Veronica Rigoni: «Ho parlato con la sua assistente, l’ho vista molto provata. Ora è buio, ma sono sicuro che tornerà la luce».