Nuova riunione del
Tavolo tecnico permanente sulla bonifica dell'ex area industriale di Crotone: nell'auditorium dell'istituto "Pertini" - in una seduta aperta - si sono ritrovati enti, istituzioni, comitati ed associazioni. Presenti sia
i tecnici di Eni Rewind, che
Nazzareno Santilli in rappresentanza del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Lo stato dell'arte
Al centro di questo nuovo incontro,
lo stato d'avanzamento dei lavori del Pob fase due -
partiti lo scorso 16 giugno con l'inizio della rimozione dei rifiuti dalle discariche fronte mare. Il punto cardine su cui sono stati
invitati i tecnici della multinazionale a relazionare - anche su spinta di comitati ed associazioni - ha riguardato principalmente
le attività di cantiere ed i presidi ambientali implementati per
limitare gli impatti sull’ambiente e sulla popolazione.
Le centraline
A quanto appreso da Eni, tra il cantiere e la città di Crotone sono presenti 18 centraline - tra fisse e mobili - per la rilevazione di eventuali contaminanti nell'aria e meterologici: i dati sono pubblicati su una piattaforma alla quale ha accesso anche Arpacal.
Nebulizzazione con cannon fog
«
L'attività di scavo - ha detto durante l'intervento
Stefano Lifone, Program manager di Eni Rewind per l'area Calabria-Sicilia - viene effettuata attraverso
una continua nebulizzazione con dei mezzi che si chiamano "cannon fog",
sono dei mezzi che nebulizzano dell'acqua che, appunto, permette di tenere
sedato l'aumento della polvere che rimane assolutamente controllata.
Stessa cosa lo facciamo nella fase di scarico, nel momento in cui siamo nel deposito: tutte le piste all'interno dell'area di cantiere - proprio perchè sono stradine sterrate -
vengono continuamente bagnate sia con mezzi fissi e, se è il caso, anche con dei mezzi mobili.
Il materiale presente all'interno del deposito, a fine turno di lavoro che dura 8 ore,
viene completamente coperto con degli ancoraggi, in modo tale che non si possa permettere nessun contatto con l'area del materiale frammentato, depositato all'interno dell'area di deposito.
Stessa cosa, utilizziamo delle accortezze sull'area di scavo».
«Noi abbiamo in questo momento - ha detto ancora Lifone - delle aree,
dei lotti che sono aperti su cui si sta lavorando. Alla fine della giornata bagniamo costantemente tutto il lotto,
in modo tale da permettere che non ci sia la possibilità - neanche sul lotto stesso - in una fase in cui non c'è un'attività di scavo,
del sollevamento di polveri. Con le centraline automatiche con cui rileviamo i dati meteo,
possiamo prevedere eventuali condizioni negative e quindi, se è il caso, coprire il lotto di scavo che rimane aperto. Nel momento in cui ci fossero delle problematiche e dovessimo mantenere il lotto di scavo aperto per più di 24 ore, comunque, viene coperto».