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Dodò Gabriele rivive in un campo di calcio

Dodò Gabriele rivive in un campo di calcio
Uno dei debiti più insopportabili che la società civile abbia l’obbligo di onorare è quello nei confronti dei bambini che non ha potuto proteggere da mani mafiose. Perché al di là delle responsabilità individuali, le sole perseguibili, quando un bambino muore perchè si trova sulla linea di fuoco di un commando di killer non possono esserci esimenti o attenuanti. A distanza di 16 anni, Crotone salda il debito nei confronti di Dodò Gabriele, colpito dai proiettili in un agguato teso su un campo di calcetto alla periferia nord della città e morto dopo tre mesi di agonia: ieri sera l’ex cosiddetto settore B, super-asettico nome dato all’impianto sportivo per il calcio e l’atletica leggera riqualificato poco più di un anno fa, è diventato il Dodò Gabriele. La storia del bambino crotonese, la cui vicenda commosse l’intero Paese, è una storia di paradossi, di dissonanze: morire in tenera età mentre si gioca a calcio, vedersi intitolare il secondo impianto sportivo della città. Dodò oggi avrebbe 25 anni. Chissà cosa sarebbe diventato, studi, lavoro, passioni. Sarebbe rimasto o avrebbe fatto le valigie come in tanti sono stati obbligati a fare negli anni della sua assenza? Dodò è dolore che riaffiora e memoria che inchioda. Bisognerebbe indagare a fondo se davvero abbiamo fatto i conti con la sua innocenza… Enzo Voce – Sindaco Crotone Giovanni e Francesca Gabriele hanno dovuto accettare la più spietata delle leggi innaturali, ovvero, sopravvivere alla morte di un figlio. Nella testimonianza hanno scoperto la forza, forse perfino come dare un senso a quello che è loro capitato ed al dopo. Passare in quel tratto di via Gioacchino da Fiore non sarà mai solo semplice transito. Ma, spiega con naturalezza Giovanni, la vista del nome del figlio su una targa che lo ricorda è una delle ultime cose che possa procurargli dolore. Interviste: Enzo Voce – Sindaco Crotone Giovanni Gabriele – Papà di Dodò