La buona sanità in Calabria esiste e resiste. Occhiuto: «Stop al commissariamento, ma…»

I reparti di Oncologia calabresi così affollati spiegano una realtà complessa: i tumori non danno tregua, da una parte; dall’altra, molti calabresi scelgono di curarsi negli ospedali a loro più vicini. «Hanno fiducia in quel che facciamo», spiega Gianfranco Filippelli, coordinatore della Rete oncologica regionale. Le testimonianze di ce l’ha fatta, ricevendo non solo le giuste cure, ma anche un sostegno psicologico e umano costante, confortano i numeri di una sanità in ripresa.
Una fuga costosa
Ciò non significa che i viaggi della speranza siano terminati e che la mobilità passiva verso le regioni del Centro-Nord sia rientrata nei limiti della sostenibilità. «Perdura una fuga che costa 304 milioni di euro alle casse della Regione e che favorisce una regione come la Lombardia scesa dal primo al settimo posto per la qualità dell’assistenza sanitaria», spiega il direttore del Corriere della Calabria Paola Militano. La sua testata, in collaborazione con il colosso farmaceutico Merck, ha promosso un evento di pregio al Palazzo della Cultura di Pizzo, riunendo eccellenze della medicina che operano in Calabria e pazienti, rappresentanti della politica e delle istituzioni, del sindacato e della società civile.
I passi in avanti
«Non siamo più maglia nera», spiega il dirigente generale di Azienda Zero Gandolfo Miserendino, che commenta gli ultimi report nazionali e, soprattutto, il balzo in avanti sui Livelli essenziali di assistenza. La malasanità? Soprattutto le ultime vicende che hanno interessato gli ospedali del Vibonese? «Attendiamo gli audit e le indagini dell’autorità giudiziaria per comprendere cosa sia successo – aggiunge – noi non neghiamo affatto che possano esserci degli errori, ma ciò non deve gettare discredito sull’intero sistema e la classe medica. Gli episodi che si sono verificati qui, accadono ovunque, purtroppo».
Sanità democratica
Dunque, anche in Calabria è possibile curarsi e bene. Ci sono le eccellenze della sanità che dal Pollino allo Stretto salvano vite, ogni giorno, dai tumori e non solo. Ci sono anche, e soprattutto, i pazienti, testimoni che un’altra sanità, in Calabria, è già realtà. «Com’è democratica la malattia, che purtroppo non risparmia nessuno», spiega la pneumologa del Dulbecco di Catanzaro Giusy Marrazzo, «altrettanto democratica deve essere la risposta del sistema, chiamato ad assicurare le cure migliori a chiunque, senza distinzione di latitudine». «Prevenzione, prevenzione, prevenzione», dice invece Carlo Capalbo, direttore di Oncologia all’Annunziata di Cosenza, punta avanzata di una rete regionale capace di realizzare una sorta di miracolo.
Umanizzazione
«Ti devo dire una cosa che ti toglierà il sorriso, ma ti prometto che farò di tutto per restituirtelo», rammenta il giornalista Danilo Monteleone, le toccanti parole rivolte da un medico alla sua paziente. Moderatore dei talk, Monteleone spiega così un concetto fondamentale al centro dell’assise: l’umanizzazione delle cure. «Dal curare la malattia al prendersi cura del malato», concetti diversi che diventano uno solo.
Merck e Regione Calabria
L’occasione è propizia anche per intessere relazioni. Merk sottoscrive un protocollo per avviare processi, appunto, «di umanizzazione e sostegno alle cure oncologiche nei presidi regionali». È presente il suo General manager in Italia, Ramon Palou de Comasema, che interloquisce col presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso e gli assessori Rosario Varì e Giovanni Calabrese, i quali auspicano importanti investimenti in Calabria, magari alla stregua di quelli effettuati in Puglia. De Comasema, quindi, siede accanto al presidente della Regione Roberto Occhiuto, chiamato a chiudere la prima sessione dei lavori.
Fuori dal commissariamento
Occhiuto si compiace, senza rinunciare al consueto contegno misurato, del sensibile miglioramento dei Lea, e ribadisce che entro un mese, col pieno accordo della premier Meloni e dei ministri competenti, la Calabria non sarà più commissariata. «Il problema non è questo, ma la rinegoziazione del Piano di rientro, che rischia di diventare una camicia di forza». Insomma, Occhiuto va avanti coi piedi di piombo: persiste una esposizione debitoria notevole, malgrado i progressi compiuti; esistono difficoltà oggettive del sistema sanitario calabrese che non è ancora all’altezza delle aspettative di un’opinione pubblica turbata dalla cronaca. Ci sono però segnali di speranza importanti, che sono stati colti e vengono alimentati. E sono nella buona sanità, che esiste, che resiste, grazie a molti medici, a diversi reparti d’eccellenza sui quali costruire il futuro.