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Inaugurata a Papanice una casa d'accoglienza per famiglie in difficoltà

Inaugurata a Papanice una casa d'accoglienza per famiglie in difficoltà
Due miniappartamenti, con una cucina in comune, per dare un ricovero a famiglie in difficoltà. Una soluzione temporanea, ma indispensabile in situazioni d'emergenza. È la casa di prima accoglienza realizzata a Papanice con il progetto “Pope Nice”, elaborato dalla Caritas diocesana e realizzato con fondi dell'8Xmille.

"Pope Nice"

"Ci auguriamo che sia un luogo – ha detto l'arcivescovo di Crotone e Santa Severina Alberto Torriani al momento del taglio del nastro - in cui ogni nucleo familiare in difficoltà possa trovare un riparo, ma anche l'inizio di un nuovo cammino. Perchè 'accogliere' è più che ospitare: è raccogliere le storie, prendersi cura dei frammenti, mettere insieme vite spezzate. E il nome stesso, 'Nice', augura che la casa sia un luogo bello, gentile, dove la dignità si ricompone, la bellezza delle relazioni si ricostruisce”.

L'idea

L'idea - spiega il direttore della Caritas diocesana, don Stefano Cava – è nata da un confronto, in chiesa, con il parroco, don Massimiliano Assisi. "Mi ha detto che la parrocchia era proprietaria di un immobile che, però, era in pessime condizioni. L'idea era quella di realizzarvi una casa di prima accoglienza. E allora abbiamo elaborato il progetto ed ottenuto un finanziamento da circa 70mila euro per la ristrutturazione”. “La struttura – spiega don Massimiliano Assisi – è pensata per nuclei familiari in difficoltà, ma ciò non toglie che in caso d'emergenza possano trovarvi ricovero anche dei singoli. Chiunque sia in stato di necessità, o abbia situazioni particolari da segnalare, può rivolgersi alla parrocchia, alla Caritas oppure al Comune ed alle Forze dell'ordine. Ciascun caso sarà valutato. Non importa chi si accoglie, ma come lo si accoglie”.

Creatività intelligente

Tutti i dati confermano come il numero di famiglie e di persone in difficoltà sia in aumento, e dunque di pari passo cresce la necessità di offrire aiuto, di dare risposte. E allora “C'è bisogno di creatività intelligente – ha concluso il vescovo Torriani - che vuol dire avere uno sguardo capace di rendere nuove tutte le cose, di non avere schemi precostituiti, di osare come per questa casa. La migliore risposta è un'accoglienza generata da creatività intelligente”