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DIA: cresce interesse 'ndrangheta nel controllo delle grandi opere

DIA: cresce interesse 'ndrangheta nel controllo delle grandi opere
https://youtu.be/V3gVS2oY64Y?si=HUQ2SR7SFx_3_wJa L'infiltrazione della 'ndrangheta nel settore degli appalti pubblici e nel rilascio di autorizzazioni, licenze e concessioni è sempre più concreta e articolata. Questo è quanto emerge dalla relazione sull'attività svolta dalla Dia – Direzione Investigativa Antimafia – nel 2024 e presentata oggi alla stampa estera. Le cosche avrebbero evidenziato "un crescente interesse nel controllo delle grandi opere pubbliche e nella gestione delle risorse economiche degli enti locali, come nel caso delle aziende ospedaliere o dei servizi di raccolta rifiuti", riferisce il documento. Sono almeno 208 i provvedimenti emanati nel periodo di riferimento. Tra questi, oltre 138 sono stati emanati da prefetture situate al di fuori dei confini calabresi, e in alcuni casi in aree d'origine di altre matrici criminali, quali Sicilia, Campania, Puglia, Lazio e Basilicata. Nonostante la 'ndrangheta sia  un fenomeno di portata internazionale, si sottolinea, continua a mantenere le sue radici nella provincia di Reggio Calabria, fonte di legittimazione di tutte le decisioni strategiche.

Patti utilitaristici tra cosche

Emerge, inoltre, l'attitudine "delle organizzazioni mafiose a contrarre patti utilitaristici", che si manifesta anche nella "cooperazione tra matrici criminali nazionali diverse". Nella relazione della Dia si menziona, ad esempio, l'intesa tra Cosa nostra gelese e 'ndrangheta calabrese per la gestione del traffico di stupefacenti. Documentate anche "significative sinergie per il rifornimento e la custodia di armi tra organizzazioni criminali di matrice 'ndranghetista stabilite in Piemonte e la comunità sinti, dedita in quel territorio alla commissione di reati predatori, che in talune circostanze ha svolto una funzione sussidiaria nel reperimento di armi da fuoco".

Imprenditori da vittime a complici

Non di rado poi, l'accentuazione della vocazione economica delle consorterie si sposa - soprattutto in regioni trainanti per l'economia, dove vi sono una maggiore presenza imprenditoriale e più vivaci scambi finanziari - con la "determinazione di evadere il fisco da parte di alcuni titolari di imprese, che tendono ad aggirare le regole della libera concorrenza, ignorando i comportamenti fiscalmente corretti". Si tratta - riferisce il documento - di fenomeni difficili da intercettare, poiché in molti casi gli imprenditori, piuttosto che incolpevoli vittime dei mafiosi, preferiscono diventarne in qualche modo conniventi e complici. Quando, infatti, le "tangenti frutto della prevaricazione delle consorterie vengono coperte da fatture fittizie, trasferendo il costo della mazzetta sul piano fiscale, si ottiene la convenienza da parte dell'imprenditore vittima a non denunciare l'estorsione".

Confiscati beni per 160 milioni

Nel 2024, emerge dalla relazione della Dia, alle mafie sono stati sequestrati beni per un valore di oltre 93 milioni. Più alto il valore dei beni confiscati, che ammonta a 160 milioni. Le attività investigative concluse nell'anno di riferimento sono 53; 309 i provvedimenti restrittivi eseguiti.