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Don Francesco Cristofaro: «Il falso me, un truffatore»

Don Francesco Cristofaro: «Il falso me, un truffatore»
Don Francesco Cristofaro non sa più… a quale santo votarsi. «È una storia che va avanti da tre anni», dice, «aiutatemi a diffonderla affinché la gente sappia che dietro quei profili non ci sono io». Il sacerdote è vittima di una clonazione della sua identità che ha generato altre vittime e che rischia, peraltro, di danneggiare gravemente la sua reputazione.

La denuncia di una suora

Racconta: «Un giorno vengo contattato dai carabinieri, i quali vogliono interrogarmi. Chiedo il motivo e, gentilmente, mi accennano la questione. In pratica, una suora aveva denunciato di essere stata truffata da me, avendomi consegnato dei soldi per la costruzione di un asilo in Africa che poi, logicamente, non era stato mai sarà realizzato. Mi è dispiaciuto molto per questa sorella. Ho esibito le denunce che avevo effettuato alla Polizia Postale, dimostrando così non ero certo io il truffatore e a questo punto hanno ritenuto superfluo interrogarmi. Capite bene, però, che questo è un incubo. Vivere nella consapevolezza che in questo momento qualcuno che ha creato una copia della tua identità virtuale sta truffando persone buone, bisognose, alcune anche disperate».

Una comunità da decine di migliaia di follower

Quarantasei anni, da sedici alla guida della Parrocchia di Santa Maria Assunta di Simeri Crichi, don Francesco è un curato di provincia effervescente, che crea comunità, cerca pecorelle smarrite, coinvolge bambini e ragazzi nelle attività parrocchiali, prova a riempire più che può la sua chiesa. Affetto da handicap alle gambe sin dalla nascita, da sempre esprime il suo impegno per motivare i portatori di disabilità a non arrendersi davanti a qualsiasi limite e per sensibilizzare l’opinione pubblica. Molto attivo sui social media, chi ha clonato la sua identità ha un bacino potenziale di decine di migliaia di follower truffare.

L'ultima segnalazione

Tutto iniziò nel 2023, quando fu informato di quei profili Instagram e Facebook che utilizzavano fraudolentemente la sua foto ed il suo nome. La denuncia alla Polizia Postale di Catanzaro fu immediata, quindi integrata in altre tre circostanze. L’ultima segnalazione? «Ieri. Un signore mi invia degli screen-shot in cui il falso don Francesco lo manda in un centro commerciale a comprare delle schede?», spiega il sacerdote. «Che schede? Telefoniche?», chiediamo. «Non lo so, non l’ho capito», replica. Vediamo gli screen: il truffatore chiede alla sua preda di acquistare, in pratica, due card da cento euro ciascuno necessarie per accedere ad una piattaforma informatica dedicata ai giochi on line. E, invece, la truffa tentata o consumata più grave?

La truffa tentata più grave

«Una cosa davvero brutta, la più brutta per me, peggio della vicenda che ha riguardato la povera suora», sottolinea il prete. Gli è stata raccontata da un suo parrocchiano, padre di un bambino affetto da una gravissima malattia. Il genitore cerca conforto in e lo contatta attraverso i social, ma becca il profilo sbagliato e si imbatte nel falso don Francesco. «Questo povero papà si è sentito rispondere che per una mia preghiera avrebbe dovuto addirittura pagare. Meno male che questo fratello mi conosce bene e ha capito che c’era qualcosa che non andava, attivandosi per contattarmi e illustrarmi la situazione attraverso altre vie, ma qualcuno potrebbe pure non conoscermi e chissà che idea potrebbe farsi ma, soprattutto, e peggio, in una condizione di disperazione potrebbe anche farsi spillare soldi». In conclusione: «Non date soldi a nessuno e se qualcuno vi chiede soldi utilizzando il mio nome e la mia foto, sappiate che non sono io – conclude don Francesco – e avvisate immediatamente le forze dell’ordine».