'Ndrangheta, le pressioni del clan Labate a Gebbione: quattro arresti

È la prosecuzione dell'inchiesta “Heliantus” l'operazione che a Reggio Calabria ha portato all'arresto di quattro presunti appartenenti al clan Labate, attivo nel quartiere Gebbione. Quattro persone che avrebbero sostanzialmente continuato a portare avanti gli affari illeciti del clan dopo gli arresti del 2020 che avevano portato in carcere i capi del gruppo criminale. Capi il cui posto sarebbe stato preso – secondo quanto ricostruito in quest'ultima inchiesta – dai fratelli Michele Labate e Francesco Salvatore Labate, entrambi finiti in carcere. Attraverso una rete di collaboratori e fiancheggiatori, i due avrebbero così mantenuto inalterato il controllo sul tessuto economico della zona. Le indagini dei Ros (coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria ed avviate nel 2019) hanno permesso di ricostruire il nuovo assetto della cosca documentando – scrivono gli inquirenti – incontri riservati presso luoghi ritenuti sicuri, e l'utilizzo di fidati fiancheggiatori per “schermare” gli appuntamenti.
Documentata anche la pressione esercitata dagli indagati sugli operatori economici del territorio, ai quali oltre alle più classiche estorsioni, sarebbe stato imposto con la forza l'acquisto di specifici prodotti alimentari. In questo quadro, Paolo Labate (figlio di Michele ed anch'esso finito in carcere) per conto del padre avrebbe mantenuto rapporti con alcuni imprenditori legati alla cosca, coordinando l’infiltrazione in specifici settori economici, tra cui quello della grande distribuzione alimentare;
Il quarto arrestato, che è stato posto ai domiciliari, è Antonino Laganà, che avrebbe veicolato messaggi, riscosso estorsioni, eseguito ritorsioni e mantenuto rapporti con i rappresentanti della comunità Rom per permettere alla cosca di controllare anche la microcriminalità.