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Maria Chindamo continua a vivere nella coscienza collettiva

Maria Chindamo continua a vivere nella coscienza collettiva
Le parole di Gianvito Cafaro, inviato di Chi l’ha visto, rinnovano un impegno collettivo, che non è solo dei giornalisti. Le pronuncia all’inizio della manifestazione nel luogo che il 6 maggio di nove anni fa, a Limbadi, fu teatro della scomparsa di Maria Chindamo, l’imprenditrice di Laureana di Borrello vittima della lupara bianca. Nove anni senza Maria, nove anni con Maria. Ci sono le istituzioni, presenti al fianco di Vincenzo Chindamo, suo fratello, e dei figli, Vincenzino, Federica e Letizia. Ci sono le associazioni. Il sottosegretario Wanda Ferro porta il saluto del ministro dell’Interno Piantedosi. Il procuratore Camillo Falvo, affiancato dal prefetto Colosimo, quello del ministro Nordio. Tra tanti attivisti, anche Dario Brunori, proprio alle spalle dei coraggiosi imprenditori Nino De Masi e Gaetano Saffioti. C’è il vicepresidente della Regione Filippo Pietropaolo, che rivendica le sue origini vibonesi e si commuove. C’è la musica di Francesca Prestia, un piece teatrale commovente. Tanti giovani, sindaci con la fascia tricolore, il vescovo Attilio Nostro. C’è speranza e, da oggi, anche una splendida opera del maestro Luigi Camarilla al posto del muro macchiato di sangue che fu spettatore del brutale rapimento di Maria. Commossi i figli di Maria. Perché la loro mamma, dicono, ogni anno, sempre di più, vive. Vive nella coscienza collettiva.