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Authority portuale, Agostinelli verso l’addio? Quando i meriti sono una colpa

Authority portuale, Agostinelli verso l’addio? Quando i meriti sono una colpa
Quando nel novembre del 2015 il ministro dei Trasporti Graziano Delrio ne decretò la nomina come commissario dell’Autorità portuale, lo scalo di Gioia Tauro attraversava il momento più complicato della sua storia, in preda ad una crisi che ne metteva in discussione addirittura la sopravvivenza, con ben novecento lavoratori verso il licenziamento. Sei anni dopo, nel 2021, sotto l’egida del governo Draghi, venne istituita l’Autorità di sistema portuale del Tirreno meridionale e dello Ionio e Andrea Agostinelli ne divenne presidente. Gioia Tauro, un porto morente, non l’aveva solo rilanciato: per i media nazionali si sarebbe presto trasformato in quello che poi davvero è diventato, ovvero «il porto dei record», capace oggi, nell’anno del Signore 2025, a trent’anni dall’approdo della prima nave, di sfiorare i quattro milioni di teus, e di non subire conseguenza alcuna in ragione della crisi del Mar Rosso, che ha sconquassato il transhipment di mezzo pianeta. Molto più che una semplice crescita o una crescita esponenziale, fu una sorta di lancio nello spazio. Merito suo, fondamentale, come di Gianluigi Aponte, l’armatore di Msc, che ha investito ingenti risorse su Gioia.

Tutti a spalle voltate

In un Paese normale, uno così avrebbe meritato se non la canonizzazione quantomeno un poster in cameretta. Questo, però, non è un Paese normale, e pertanto, ormai a scadenza di mandato, e malgrado i risultati conseguiti nei suoi dieci anni in Calabria, Agostinelli rischia di non ottenere la proroga e, anzi, di ricevere il definitivo benservito. La sua postazione fa gola alla politica e nessuno tra i membri del comitato di gestione dell’Authority si espone dalla sua parte. Tutti a spalle voltate, sembra perfino il potentissimo Aponte.

Mai fare troppo, in Calabria…

Pertanto, il mandato scade e, nella Calabria in cui chi fa troppo viene punito, si continua a fare spallucce. Ad azzoppare ulteriormente l’Ammiraglio, oltre (paradossalmente) i suoi meriti, il surreale scontro con la sindaca di Gioia Tauro Simona Scarcella, nella doppia (e insuperabile) veste di prima cittadina e di dipendente dell’Autorità portuale, ispiratrice (benché assente alla deliberazione della giunta) di un atto sbalorditivo, la cui natura e sostanza avrebbe meritato degna considerazione dalla stampa nazionale.

Una delibera senza precedenti

Oggetto: «Tutela libertà istituzionale del Comune di Gioia Tauro». L’antefatto sta nel provvedimento disciplinare comminato proprio alla sindaca Scarcella, in aspettativa quale responsabile dell’Area legale dell’Autorità portuale, dal giugno 2024, quando alla testa di una coalizione di centrodestra trascinata da Forza Italia, conquistò il Municipio. La sindaca-dipendente in aspettativa, nel corso di un consiglio comunale, aveva criticato la gestione Agostinelli e dell’Authority della quale di fatto resta dipendente. Critiche espressione della «propria libertà politica e istituzionale», sostiene la giunta municipale di Gioia, che ha giudicato il provvedimento disciplinare comminato a Simona Scarcella nientemeno come «un gravissimo attentato alla Costituzione italiana ed alle prerogative politiche e amministrative, altissime, riconosciute al primo cittadino», oltre che «un gravissimo attentato alla libertà delle istituzioni e un atto offensivo nei confronti del sindaco e dell’intera comunità vilipesa e oltraggiata» e un «tentativo di intimidire».

La sindaca insindacabile

Visto che i toni della delibera sono questi, si potrebbe decisamente sospettare che le «critiche» espresse dalla sindaca in quel consiglio comunale siano state considerate ben al di sopra delle righe, al punto di indurre l’Ufficio provvedimenti disciplinari dell’Authority ad elevare la contestazione alla sindaca-dipendente. Peraltro, Simona Scarcella aveva subito analoghe iniziative anche prima della sua elezione, come riportato da Gazzetta del Sud in un pezzo a firma di Agostino Pantano. Insomma, il conflitto sarebbe più datato di quanto oggi appare e la deriva odierna potrebbe ben configurarsi come una eco del passato. È tutto? No, affatto. La giunta comunale di Gioia chiede formalmente al ministro Salvini il commissariamento «immediato» dell’Autorità di sistema portuale e finanche la sospensione di tutti i componenti dell’Ufficio procedimenti disciplinari che hanno osato eccepire l’atteggiamento della sindaca Scarcella.

Lo scontro politico e lo scenario

Il Partito democratico, che annuncia una interrogazione parlamentare del senatore Nicola Irto, difende Agostinelli. Forza Italia, invece, gli dà addosso. Questo, d’altronde, è il feudo di Francesco Cannizzaro e Simona Scarcella è una sua fedelissima espressione. Il centrodestra, nei fatti, è però spaccato. Prendono le distanze e si schierano col presidente dell’Authority il capogruppo regionale della Lega Giuseppe Gelardi e il circolo gioiese di Fratelli d’Italia, oltre che l’imprenditore Pippo Callipo. Lo scontro, a conti fatti, però si banalizza e si derubrica ad una querelle politica di profilo locale. Si perde di vista lo scenario: il presente e il futuro del porto più importante del Mediterraneo, che deve la sua sopravvivenza e i suoi trend astronomici principalmente a quell’alto ufficiale della Marina Militare mandato a fare prima da commissario e poi da presidente. Il porto che non è più la zona franca che ha ingrassato i clan più potenti della ’ndrangheta che lo avevano reso uno snodo cruciale del narcotraffico mondiale. Un porto che oggi ha numeri e, soprattutto, prestigio e nuova immagine internazionale. Lo scontro con la sindaca è la buccia di banana. Ciò che invece, probabilmente, pagherà Agostinelli sono appunto i suoi meriti.