Vigne, il soccorso per il cambiamento climatico arriva dal passato

Nel settore dell’agricoltura, per affrontare le sfide dovute ai cambiamenti climatici, a partire dalle crescenti preoccupazioni legate ad alte temperature, diminuzione delle piogge e siccità, dal passato giungono suggerimenti preziosissimi.
In Calabria c’è chi, reintroducendo in chiave moderna alcune tecniche di lavorazione, sta sperimentando metodologie che possono consentire alle vigne di adattarsi alle veloci e sempre più estreme mutazioni del clima: l’azienda Librandi di Cirò Marina, tra le poche cantine italiane che si dedica anche alla ricerca, insieme allo studio agronomico SATA di Brescia, che si occupa di riduzione dell’impatto ambientale e tutela della biodiversità, sta effettuando esperimenti che puntano ad aiutare i vitigni ad adattarsi alla “sete” crescente ed ai fenomeni dovuti al surriscaldamento del clima.
Mentre la fase di studio va avanti, i primi risultati già degni di nota sono stati presentati, nella Tenuta Rosaneti di proprietà dell’azienda Librandi, presso i locali del Museo Vites che fa parte di SudHeritage, la rete calabrese dei Musei d’impresa.
Marta Donna, dello studio SATA, spiega che ciò a cui si tende è favorire l’adattamento delle piante alle nuove e più sfavorevoli condizioni climatiche. Nei vigneti c’è un crescente ritorno alle potature tradizionali ed alle tecniche dei sovesci, ovvero, l’interramento di materiale vegetale per mantenere o aumentare la fertilità del terreno. Sempre più frequente è l’innesto delle viti in campo, e sempre maggiore attenzione è posta ad una corretta regimazione delle acque perché le crisi idriche sono ormai un fenomeno endemico.
Le emissioni inquinanti non diminuiranno, la terra continuerà a riscaldarsi, i fenomeni atmosferici saranno sempre più estremi: se si vuole continuare a bere buon vino, e non solo, si deve confidare che gli esperti individuino soluzioni sostenibili ed in grado di limitare i danni.