'Ndrangheta, omicidio Caccia: il ritrovamento di una pistola potrebbe riaprire il caso

Il ritrovamento di una pistola, avvenuto lo scorso settembre, potrebbe riaprire il caso dell'omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, ucciso da un commando della 'ndrangheta il 26 giugno 1983, a causa delle sue indagini sui traffici delle cosche calabresi in Piemonte. Per l'omicidio Caccia nel 1992 il boss 'ndranghetista Domenico Belfiore fu condannato all'ergastolo come mandante. L'arma, secondo quanto appreso dal quotidiano La Stampa, sarebbe stata trovata dal Gico della Guardia di finanza nell'incavo di un mattone all'interno di uno stabile a Moncalieri, in provincia di Torino. Si tratta di una P38 Special Smith&Wesson, modello 49 'bodyguard' a tamburo, perfettamente oliata, carica e funzionante, con accanto a 15 cartucce calibro 38 in parte italiane, in parte di fabbricazione dei Paesi dell'ex Jugoslavia. A destare il sospetto degli investigatore è la compatibilità dell'arma con il delitto e il fatto che nell'alloggio dove la pistola è stata ritrovata abita un uomo legato alla 'ndrangheta. É Francesco D'Onofrio, 69 anni, con una condanna per mafia nel processo Minotauro e una condanna per armi nel suo recente passato.