Vai al contenuto
PUBBLICITÀ

Mons. Caiazzo ricorda la Calabria ed i migranti morti nella strage di Cutro

Mons. Caiazzo ricorda la Calabria ed i migranti morti nella strage di Cutro
«Provengo da una terra meravigliosa, la Calabria, ricca di colori, profumi, mari e monti, in particolare dalla Magna Grecia e da Crotone, culla della scuola pitagorica, terra in cui ho servito come parroco per oltre trent’anni. Nove anni fa ho lasciato definitivamente Isola di Capo Rizzuto, la mia Ur dei Caldei, per intraprendere un nuovo percorso nella terra di Lucania. Ho scoperto una realtà straordinaria, con una storia antichissima, tradizioni sentite e una fede che si nutre anche di esse, tutte da abbracciare per servire al meglio la comunità. Ora, come Abramo, mi trovo tra voi, la mia nuova famiglia, sempre più lontano dalla mia terra d’origine, dalla mia casa, oltre l’Eufrate. Due anni fa, tra la notte del 25 e 26 febbraio, nel mio mare, a Steccato di Cutro, si consumò l’ennesima tragedia di immigrati. A nemmeno 100 metri dalla riva una barca si arenò con il mare in tempesta. Morirono 94 persone. Qualche mese dopo scesi con un gruppo di preti per pregare e raccolsi su quella spiaggia due pezzi di legno di quella barca che portai a Matera e inchiodai a forma di croce ponendola nella mia cappella. Oggi ho voluto baciare quella Croce nel giorno del mio ingresso per ricordare i tanti crocifissi innocenti in tutto il mondo. Al termine della celebrazione la porrò nella mia cappella». E' un passaggio dell'omelia letta da mons. Pino Caiazzo - vescovo della Diocesi di Cesena-Sarsina - in occasione della solenne celebrazione eucaristica di inizio Ministero Episcopale. Nel suo discorso, mons. Caiazzo ha rivolto una preghiera a Papa Francesco ed un ringraziamento a monsignor Douglas Regattieri, vescovo della Diocesi per quattordici anni.

«Camminiamo insieme»

«Vengo a voi per camminare insieme, carissimi confratelli nel sacerdozio e diaconi - ha detto ancora il vescovo calabrese in terra romagnola - mi metto da subito a vostra disposizione per ascoltarvi e conoscervi uno per uno. Il Giubileo che celebriamo ci invita a essere “Viandanti di speranza”. Nei prossimi giorni ci recheremo in pellegrinaggio a Roma, il nostro Monte Tabor, per rivestirci della luce divina, riscoprendo la preghiera e l’ascolto».

Il saluto

Dopo il saluto alle istituzioni, mons. Caiazzo ha rivolto un saluto «ai tanti calabresi, ai miei familiari e parenti, amici presenti in questa Cattedrale, così come ai lucani che sono venuti dalle Chiese sorelle di Matera-Irsina e Tricarico, e dai diversi posti dell’Emilia Romagna, dalla Lombardia, dal Veneto, dal Lazio, dalla Puglia, dalla mia Calabria, dai seminaristi di Matera-Irsina accompagnati dal signor rettore, insieme a molti confratelli sacerdoti, nonostante il giorno festivo. Vi ringrazio di cuore: vi ho amati e continuerò ad amarvi perché siete parte della mia vita».

Il pensiero ai giovani

«Il vescovo viene per condividere la storia di questa terra di Romagna - ha proseguito don Pino - che ha affrontato tante prove soprattutto negli ultimi anni a causa di alluvioni, ma continua a brillare, illuminando i cuori con speranza e amore. A voi, giovani carissimi, che mi avete confortato ieri sera, dico: voglio attingere alla vostra forza e vivere con voi come viandante di speranza. Non avrei mai immaginato di incontrare tanti giovani. Sappiate che io ci sono».

L'affidamento alle Madonne

«Affido il mio ministero alla Madonna del Popolo - ha chiosato mons. Caiazzo - certo che veglierà su di me e su di voi, come già la Madonna Greca di Isola di Capo Rizzuto, di Capo Colonna a Crotone, della Bruna a Matera, del Carmine a Tricarico». (fonte foto: corrierecesenate.it)