«La Calabria? Tutto è cambiato quando ho iniziato ad amarla»

«Sì, molto è cambiato. Anzi, io mi sento cambiato». Per Klaus Davi la Calabria è da tempo una seconda casa. E per la Calabria, in fondo, il massmediologo è ormai un figlio adottivo. Alla vigilia della nuova sfida che lo attende, nelle vesti di candidato sindaco di San Luca, ripercorre la storia e la natura del rapporto con il paradiso perduto descritto da Corrado Alvaro. «Sono passati quindici anni dai miei primi viaggi, ora ne ho quasi sessanta e tante cose le vedo diversamente».
Lo scontro con Calabrese e Musumeci
«Ricordo che nel 2015 – racconta – ebbi uno scontro con Giovanni Calabrese, oggi assessore regionale, e con l’attuale ministro Nello Musumeci, proprio a Locri sulla percezione di questa regione. Mi contestavano di essere venuto giù zeppo dei tipici pregiudizi del milanese stupido. Oggi ci ripenso spesso e dico che avevano ragione loro».
Il fascino della Calabria
Giornalista e saggista svizzero naturalizzato italiano, Sergio Mariotti in arte Klaus Davi s’approcciò alla Calabria perché ne era sinceramente affascinato: la percepiva come una terra bella e dannata, ma era animato da una sorta di cieco furore attraverso cui redimerla (o quantomeno provarci) dai suoi mali atavici e dai luoghi comuni.
«S’impara dagli errori»
«Quando però ho iniziato a capirla davvero, ho iniziato anche ad amarla – spiega – così è cambiato il mio rapporto con la Calabria e, dunque, sono cambiato io. S’impara dagli errori, io li ho fatti e mi hanno aiutato a crescere e a capire». Dirimente il suo rapporto con il territorio, anzi «con la terra», precisa, che non è solo il paesaggio dalla struggente bellezza dipinto attraverso le parole da Leonida Repaci, ma è «nella gente, nella sua accoglienza e nel suo calore, gente molto aperta e tollerante».
Le relazioni prefettizie
La ‘ndrangheta, dunque, è dunque solo uno dei problemi con cui la Calabria deve fare i conti. Un altro, nient’affatto trascurabile, anzi preminente, è l’atteggiamento statuale. «L’approccio sabaudo – sottolinea – non funziona. Leggiamo, ad esempio, alcune relazioni prefettizie che sono piene di pregiudizi, di luoghi comuni, di frasi fatte, scritte da gente che viene lì, sta due o tre anni e poi se ne va. È gente a cui va tutto il mio rispetto, sia chiaro, perché viene qui a servire lo Stato. Per dare una mano, sul serio, devi vivere quei posti, capirli e amarli. È per questo che io nutro un rispetto davvero sincero e profondo per chi sta qui e combatte quotidianamente, esponendosi sul territorio».
Una nuova sfida
E la nuova sfida per San Luca? «È la volta buona, spero. Sempre che Piantedosi non mandi una commissione prefettizia che bloccherà il paese per altri due anni. Perché, lo sappiamo, le commissioni prefettizie non sono capaci, non lo sono mai state, di risollevare paesi come questi». Il rischio che lo Stato continui ad «accanirsi sui piccoli Comuni del Sud per fregiarsi di una nuova medaglia antimafia» è dietro l’angolo, Klaus Davi lo sa. «Mi domando perché altrettanto non avvenga con Reggio Calabria, dove sono stati comprovati i rapporti tra alcuni esponenti politici e la cosca Araniti, o non lo si è fatto a Bari. Perché non lo si fa a Milano? Anzi, dico io, fatelo a Milano e vediamo che succede».
In campo anche la Commissione Antimafia
Se si andrà al voto, un aiuto concreto alla democrazia lo darebbe anche la Commissione parlamentare antimafia. «Accolgo con favore l’iniziativa della presidente Chiara Colosimo, che ha annunciato la candidatura di alcuni commissari. Una seconda lista, favorirebbe anche la discesa in campo di altri candidati locali e allora sì che la partita diverrebbe interessante. Quello che conta è restituire dignità a San Luca, che non è solo un paese di ‘ndrangheta – chiosa Klaus Davi – Cinque anni fa non mi conosceva nessuno, ora invece ha intrecciato un dialogo con il tessuto civile, soprattutto con i ragazzi e con le donne di San Luca che sono una risorsa fondamentale. È possibile davvero costruire qualcosa di diverso, di nuovo, di bello. Io ci credo».