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La straordinaria forza delle donne calabresi

La straordinaria forza delle donne calabresi
Dal punto di vista del genere, oggi il mondo è più equo di quanto non lo sia mai stato in passato. Eppure, questi traguardi sono fragili. La storia, e l’attualità che viviamo, ci insegnano quanto nessuna conquista sia per sempre. Ogni progresso può essere cancellato, in un arco di tempo sorprendentemente piccolo.  In occasione della Giornata internazionale della donna, vi proponiamo le storie di quattro donne calabresi che con la loro caparbietà, forza e determinazione hanno compiuto atti rivoluzionari, lasciando un segno importante e cambiando il corso delle cose. Voci di libertà e speranza, che rappresentano una preziosa fonte d’ispirazione. Storie che insegnano, ricordandoci l’importanza, sempre attuale, di lottare per la conquista e la difesa dei nostri diritti.

Concetta Pontorieri

Concetta Pontorieri è stata la prima donna calabrese a laurearsi. Nata nel 1897 a Rombiolo, nel vibonese, era la penultima di dieci figli. Era decisa a studiare: contro il parere della famiglia nel 1916 lasciò la sua terra d’origine, per intraprendere gli studi universitari a Roma. Lei stessa raccontò che uno dei suoi fratelli la salutò dicendole: “Avrei preferito accompagnarti al tuo funerale”. Una delle prime cinque donne iscritte a La Sapienza - e per di più in una materia scientifica: scienze naturali -, si laureò nel 1921 a Torino, dedicandosi successivamente all’insegnamento universitario e alla ricerca scientifica. Divenne una precorritrice del femminismo, rifiutando fermamente, per tutta la vita, il ruolo secondario che la cultura dell’epoca riservava alle donne. Fu insignita di medaglia d’oro dal Ministero della Pubblica Istruzione. Morì all’età di 107 anni. 

Giuditta Levato

Giuditta Levato era una giovane contadina nata nel 1915 a Calabricata, nel catanzarese. È stata la prima vittima della lotta per il latifondo in Calabria. La riforma agraria del 1946 aveva generato diversi scontri, spesso violenti, tra contadini e latifondisti. Giuditta credeva così fortemente negli ideali di giustizia e libertà da essere a capo di un movimento di donne e di uomini: il suo impegno e la sua passione consentirono l’apertura di una sezione del partito comunista nel suo paese, della cooperativa e della Lega dei contadini. Fu uccisa all’età di 31 anni da un colpo di fucile, incinta al settimo mese del suo terzo figlio, mentre combatteva per l’occupazione delle terre incolte. Uno straordinario esempio di dignità e resistenza. Prima di morire lasciò un testamento spirituale, in cui scrisse: “Compagno, dillo, dillo a tutti i capi, e agli altri compagni che io sono morta per loro, che io sono morta per tutti. Ho tutto dato io alla nostra causa, per i contadini, per la nostra idea”. 

Caterina Tufarelli Palumbo

Nel 1946 in Italia le donne poterono finalmente votare ed essere votate per la prima volta. Tra le prime undici sindache Italiane elette quell’anno, ben tre furono calabresi. Tra queste spicca il nome di Caterina Tufarelli Palumbo, eletta all’unanimità, a soli 24 anni, prima cittadina nel comune di San Sosti. Fu la più giovane - e probabilmente anche la prima - sindaca d’Italia. Rimase in carica fino al 1952, realizzando molte opere: la costruzione dell’asilo, un acquedotto comunale, il mercato coperto, le case popolari, il cinema. Tra i suoi primi provvedimenti più importanti ci fu l’istituzione del comitato comunale di assistenza per i più bisognosi, per fronteggiare la dilagante povertà e la diffusa disoccupazione. Considerevole fu anche il contributo per l’emancipazione femminile: sdoganò l’uso della bicicletta, considerato al tempo un mezzo moralmente dubbio per le donne. Ci lasciò nel 1979, a soli 57 anni. Il suo ritratto è oggi affisso nella “Sala delle Donne”, a Montecitorio, dove sono raffigurate donne esemplari per la Repubblica Italiana. 

Adele Cambria

Adele Cambria, originaria di Reggio Calabria, è stata una delle prime femministe italiane e senza dubbio un’intellettuale di primo piano nella cultura pre e post sessantotto. Classe 1931, dopo la laurea in giurisprudenza a Messina si è trasferì a Roma per intraprendere la carriera da giornalista, mestiere che i suoi genitori consideravano “una follia scandalosa”. Fu una delle prime donne, con Oriana Fallaci e Camilla Cederna, a scrivere su quotidiani nazionali. Ma i rapporti con l’editoria non furono mai idilliaci: la sua era la voce libera e ribelle, fuori dal coro. La sua autobiografia è intitolata “Nove dimissioni e mezzo” perché tante furono le interruzioni dei rapporti di lavoro con varie testate, spesso per divergenze ideologiche. Si distinse per l’impegno civile e in difesa dei diritti delle donne, diventando un simbolo del pensiero femminista degli anni settanta. Autrice di opere di narrativa ed altre destinate al teatro, insieme a Dacia Maraini fu tra le le fondatrici del Teatro La Maddalena di Roma. Amica di Pier Paolo Pasolini, è stata anche attrice in alcuni suoi film. Rimase sempre molto legata alla Calabria e alle sue radici, di cui scrisse in «In viaggio con la zia», uno dei suoi ultimi lavori letterari. Si spense, dopo una lunga malattia, all’età di 84 anni, lasciandoci un’immensa eredità culturale.