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Scioperano compatti i magistrati per dire no alla riforma della Giustizia

Scioperano compatti i magistrati per dire no alla riforma della Giustizia
È iniziato con un minuto di silenzio lo sciopero proclamato dai magistrati italiani a difesa della Costituzione. Una manifestazione è avvenuta sulla scalinata della Corte d'appello di Reggio Calabria, dove i magistrati, indossando la toga e una coccarda tricolore, hanno esibito copie della Costituzione. La magistratura è compatta nel dire no alla riforma, non è per ostilità verso qualcuno o qualcosa, ma per tutelare i diritti dei cittadini.

Stilo (GES): «Riforma non risolve problemi giustizia»

Su questo tema è intervenuta anche il magistrato Antonella Stilo, presidente della GES. «Questa riforma - ha dichiarato ai giornalisti - purtroppo, non è una riforma della giustizia, non risolverà nemmeno uno dei problemi della giustizia. In particolare i procedimenti, né civili, né penali, si ridurranno neanche di un solo giorno. È una riforma della magistratura che parte dal presupposto erroneo che attualmente il giudice non sia pienamente terzo ed imparziale. Che questo presupposto sia falso lo comprovano i dati sulle assoluzioni, che ammontano a circa la metà delle richieste di condanna».

Infantino (COA Reggio): «Siamo per il dialogo»

Successivamente, presso la sala di Confindustria, si è tenuta un'assemblea pubblica aperta. A presenziare alla tavola rotonda alcuni autorevoli esponenti del mondo giuridico e accademico. Il presidente dell'Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria, Rosario Maria Infantino, prendendo le distanze da simili manifestazioni sottolinea come la categoria ha sempre privilegiato il dialogo. «Dal punto di vista procedurale non c'è niente da dire - ha dichiarato ai cronisti - per cui il magistrato che si pone contro un'azione di governo, che è del tutto legittima, non è condivisibile. Per questo motivo l'Ordine degli Avvocati è per il dialogo, continua a essere per il dialogo, perchè pensa che comunque gli obiettivi si possono raggiungere in maniera comune e soprattutto dialogando tra quelle che sono le parti del processo che rimangono, per quanto riguarda l'avvocatura, sempre distante dal giudice che deve essere necessariamente un giudice terzo, come lo prevede la Costituzione, ma anche perché la terzietà del giudice è garanzia del giusto processo».