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«A due anni da Cutro hanno perso la vita in mare 5400 migranti»

«A due anni da Cutro hanno perso la vita in mare 5400 migranti»
A due anni dal naufragio di Steccato di Cutro - nel quale morirono 94 migranti - «oltre 5.400 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo. Ogni morte è una disgrazia che distrugge la speranza di una famiglia di trovare pace, sicurezza e la possibilità di ricostruire una vita dignitosa in un nuovo Paese». Lo scrivono in una nota congiunta Chiara Cardoletti - Rappresentante dell’UNHCR per l’Italia, la Santa Sede e San Marino - Nicola Dell’Arciprete, Coordinatore della Risposta in Italia per l’Ufficio UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale - e Laurence Hart, Direttore dell’Ufficio di Coordinamento del Mediterraneo dell’OIM. «Questa cupa ricorrenza - proseguono - è un promemoria della necessità urgente di un sistema strutturato ed efficace di ricerca e soccorso in mare, basato sul diritto internazionale, che preveda il coinvolgimento dell’UE a supporto del lavoro vitale della Guardia Costiera italiana. Ricordiamo che salvare vite in mare non solo è una tradizione marittima di lunga data ma è un dovere legale degli stati. Le traversate del Mediterraneo sono pericolose, le imbarcazioni utilizzate sono inadatte alla navigazione e rischiano di capovolgersi con facilità. Il soccorso deve avvenire il più rapidamente possibile». «Ribadiamo - dichiarano UNHCR, UNICEF e OIM - l’appello ad ampliare e rafforzare canali sicuri e regolari di migrazione – tra cui il programma di reinsediamento, i ricongiungimenti familiari, le evacuazioni di emergenza, i corridoi umanitari, quelli universitari e lavorativi – come alternative ai pericolosi viaggi in mare. Solo investendo in un sistema coordinato di ricerca e soccorso e sviluppando politiche a lungo termine si potranno contrastare le reti criminali di trafficanti, proteggendo al contempo i diritti umani delle persone che intraprendono questi viaggi, indipendentemente dalla loro origine»