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L'EDITORIALE | Maysoon Majidi: né scafista, né hostess

L'EDITORIALE | Maysoon Majidi: né scafista, né hostess
Trecento giorni di carcere da innocente. Dieci mesi di vita, tolti per nulla. In un Paese che rispetta i diritti delle persone, il caso di Maysoon Majidi dovrebbe fare scuola. Perchè ciò che è emerso nelle udienze del processo a suo carico è sintomatico. Intanto di un approccio alle indagini frettoloso e sommario, forse condizionato – per stessa ammissione degli inquirenti - dal fatto che lo sbarco fosse avvenuto a cavallo di un Capodanno in cui la città era in fibrillazione per l'evento Rai. Sintomatico anche il fatto che le deposizioni dei migranti portate a supporto dell'accusa fossero state mal-tradotte da interpreti di lingua diversa dalla loro: come se in Medioriente si parlasse un'unica lingua e non più di dieci come accade nella realtà. Sintomatico di come si possa giungere ad un processo con elementi evidentemente deboli. E, ancora, sintomatico di come i processi possano essere molto più lunghi del dovuto. Nel caso specifico sarebbe bastato compiere subito gli accertamenti sui telefoni che hanno scagionato la donna, o contattare in fretta i testimoni all'estero, che tutti riuscivano a contattare tranne la pubblica accusa, e che nei fatti hanno definito la non colpevolezza della signora Majidi. Sarebbe servito ad evitare l'ingiusta detenzione della donna, e a risparmiare soldi pubblici e tempo prezioso per una giustizia che magari ha cose più importanti su cui lavorare. Poi ci sono alcuni elementi emersi nel corso del processo. Il tentativo di insinuare l'esistenza di un legame affettivo della donna con il comandante della nave; dinamiche di una traversata da Inferno dantesco descritte a tratti come quelle di una sorta di crociera nel Mediterraneo; e poi l'ultima mancanza di rispetto, nel definire “hostess” della traversata una donna che ha viaggiato per giorni in mezzo agli escrementi, al vomito, senza mangiare né potersi muovere, devastata come i suoi compagni di viaggio dalla paura, dalla stanchezza, dal mal di mare. Francamente, un passaggio che la pubblica accusa poteva risparmiarsi. Esattamente come qualche udienza prima avrebbe potuto risparmiarsi le accuse di “inquinamento delle prove” rivolte alla stampa...a meno di aprire un fascicolo anche su questo.