Epifanio: «La riforma della Giustizia non migliorerà il servizio»

"Quella di oggi non è una cerimonia vuota e inutile, non è una passerella, non è un rito trito e ritrito: è un appuntamento importante perché è il momento in cui il mondo della giustizia esce dall'autoreferenzialità per dare conto alla società di come la giurisdizione sia stata esercitata, facendo il punto della situazione. E' un momento di dibattito pubblico e di pacato confronto". Con queste parole ha aperto la cerimonia dell'anno giudiziario il presidente della Corte d'Appello di Catanzaro, Concettina Epifanio.
Carenza d'organico
Secondo la presidente tutto quello che accomuna gli uffici giudiziari del distretto di Corte d'Appello di Catanzaro "è l'inadeguatezza e l'insufficienza delle relative piante organiche del personale amministrativo e magistraturale, attesa la pressante domanda di giustizia che proviene dal territorio. Un territorio, come tristemente noto, letteralmente soggiogato dalla presenza di una criminalità organizzata forte e potente che opera, soprattutto, in forma organizzata, coinvolgendo spesso e pesantemente anche la popolazione minorile, data la struttura su base familiare di quella che oggi viene riconosciuta unanimemente come la più temibile e potente organizzazione criminale al mondo, la 'ndrangheta".
Lentezza dei processi
Anche da parte di Epifanio è arrivata una considerazione in merito alla lentezza dei processi: "Ogni governo ha le sue ricette - ha sostenuto la presidente Epifanio - in materia di giustizia, ogni governo ritiene di dover intervenire, ma in questi miei 41 anni di magistratura il problema dei problemi permane, e si chiama lentezza dei processi, anche se su questo versante sono stati fatti in verità notevoli passi in avanti".
«Riforma costituzionale Giustizia non migliora servizio»
La riforma costituzionale della giustizia che contempla la separazione delle carriere "auspicata e perseguita dal potere politico da circa un trentennio" e che "non migliora in alcun modo il servizio giustizia, non rende più celeri i processi, non destina alla giurisdizione donne uomini e mezzi perché la macchina possa funzionare meglio, non rafforza le garanzie e i diritti dei cittadini, ma, al contrario, sganciando il pubblico ministero dall'alveo della giurisdizione e facendone alla fine una specie di superpoliziotto, rischia di essere il primo passo per la perdita della sua indipendenza e il suo assoggettamento al potere politico, determinando un regresso sul piano della tutela dei diritti, delle libertà e dell'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge".