Sequestrata la discarica di Scala Coeli, 5 gli indagati per disastro ambientale

La discarica per rifiuti speciali non pericolosi di Scala Coeli, in provincia di Cosenza, compreso l'invaso di circa 15mila metri quadrati, è stata sequestrata ed affidata ad un amministratore giudiziario. Il provvedimento è stato emesso questa mattina dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Catanzaro, supportati in fase esecutiva da militari del NOE di Napoli e del Comando Provinciale CC di Cosenza. Il sequestro, che ammonta ad un totale di circa 10 milioni di euro, è avvenuto per il presunto reato di disastro ambientale in concorso per il quale sono indagati l'amministratore della società proprietaria della discarica, i due amministratori della società esecutrice dei lavori relativi all’impianto, l’amministratore della società che ha realizzato l’impermeabilizzazione dell’invaso e il direttore dei lavori della discarica, in attività dall'ottobre 2022.
Il sequestro
Il provvedimento disposto dalla procura di Castrovillari è avvenuto a seguito di un'indagine che ha consentito di accertare la causa dello sversamento di un ingente quantitativo di percolato, pari a circa 15.000 metri cubi, fuoriuscito il 22 giugno 2023 dall’impianto di discarica di Scala Coeli che confluiva all’interno dei Torrenti Patia - Capoferro e del Fiume Nicà e, dopo avere percorso circa 15 km, giungeva sino al Mar Ionio.
Le cause
Lo sversamento ha interessato i comuni di Scala Coeli, Cariati e Crucoli, tanto che i relativi sindaci hanno dovuto adottare immediatamente apposite ordinanze di divieto di balneazione, nonché di divieto di approvvigionamento idrico dai corsi d’acqua per gli animali domestici, da allevamento e per uso agricolo. In particolare, l'amministratore della società titolare avrebbe gestito la discarica nonostante alcune criticità sotto il profilo progettuale e gestionale, che hanno causato l’evento disastroso, ovvero: l' illecita unificazione di due lotti in cui era originariamente suddiviso l'invaso della discarica nonché realizzazione e “coltivazione” contemporanea degli stessi; la sottostima e conseguente inadeguatezza del sistema di drenaggio di fondo del percolato; la sottostima e conseguente inadeguatezza dell’impianto di trattamento e di stoccaggio in loco del percolato; la presenza di una tubazione con diametro di 60 cm e lunghezza superiore a 60 m, non prevista in
progetto né autorizzata dalla Regione Calabria, posta nella parte inferiore dell'invaso e che ha consentito al percolato di fluire all'esterno dell’argine artificiale; l'inidoneità dell’installazione del telo impermeabile sul letto dell'invaso che ha alterato l'efficienza del sistema barriera della discarica; il mancato rispetto di diverse prescrizioni contenute nel titolo autorizzativo, tra le quali l’indicazione che condizionava l’esercizio della discarica al completamento dei lavori di adeguamento della viabilità comunale e provinciale di accesso.
Numerosi erano stati gli esposti alle Procura della Repubblica da parte di Legambiente su presunti irregolarità nella gestione della discarica.