“No alla soppressione del profilo professionale”

È stato molto partecipato lo sciopero nazionale dei direttori del Ministero della Giustizia di venerdì 20 settembre e organizzato dal Coordinamento Nazionale Direttori Giustizia. Si è registrato oltre il 75% di adesioni (1232 i direttori scioperanti su circa 1600) per dire “No alla soppressione del profilo professionale”.
Non si placa, dunque, la protesta, dopo la manifestazione tenutasi a Roma il 10 settembre scorso, contro l’illegittima ed iniqua previsione di un accorpamento della categoria ai funzionari contabili e dell’organizzazione e senza salvaguardia delle mansioni sinora espletate da parte dei direttori della Giustizia. Presidi di questi ultimi si sono registrati nelle maggiori città italiane (Napoli, Palermo, Firenze, Bari e Foggia).
Anche i direttori del Distretto di Reggio Calabria, oltreché di Palmi e di Locri, si sono uniti alla protesta, rivendicando il valore della propria figura professionale, che è costituita da “professionisti laureati e specializzati”, con un ruolo di direzione, coordinamento del personale, rappresentanza degli interessi dell’amministrazione e molto altro, come definito dal D.M. 9 novembre 2017, e con funzioni di grande responsabilità. I Direttori reggini, in particolare, hanno espresso in un documento la diffusa insoddisfazione dell’intero comparto e le ragioni della “battaglia” che riguardano non soltanto il riconoscimento economico, ma anche “la tutela della professionalità e delle competenze acquisite dai direttori giudiziari nel corso degli anni. I principi del pubblico impiego dovrebbero puntare sulla valorizzazione del merito e sull’incentivazione della qualità delle prestazioni lavorative, ma la riforma sembra andare in direzione opposta, omologando ruoli e funzioni diverse in un unico calderone. L’interrogativo che molti si pongono ora è se il Ministero della Giustizia interverrà per salvaguardare il ruolo dei direttori e se verranno trovate le risorse necessarie per il loro giusto inquadramento.”
Interrogativi, questi, tradotti in ben 6 interpellanze parlamentari presentate sinora e che attendono precise risposte. Numerose sono state le attestazioni di sostegno dei vertici di uffici giudiziari italiani fatte pervenire al Coordinamento.