Si è tenuta a Roma, davanti alla Corte di Cassazione, la protesta dei Direttori del ministero della Giustizia contro “l’illegittima ed iniqua previsione, contraria al CCNL ed a qualsiasi logica di buona amministrazione, di soppressione del profilo professionale del Direttore, che il ministero della Giustizia vorrebbe fare automaticamente confluire nella famiglia professionale dei servizi amministrativo-contabili e di organizzazione dell’Area Funzionari, come previsto nella bozza del 25.07.2024 recante “Ordinamento Professionale del personale non dirigenziale dell’Amministrazione giudiziaria”, in accorpamento ai funzionari contabili e dell’organizzazione e senza salvaguardia delle mansioni sinora espletate dai Direttori in servizio, ai sensi del D.M. Giustizia del 9.11.2017”. Questo, un estratto della denuncia del neo-costituito Coordinamento Nazionale Direttori Giustizia, che ha promosso ed organizzato la manifestazione nazionale, proclamando lo stato di agitazione permanente.
La categoria, rappresentata da 1670 Direttori in Italia, chiede l’inquadramento nell’Area delle elevate professionalità, con la piena salvaguardia in ogni caso delle mansioni finora svolte.
Da un lato, la fondata preoccupazione di un declassamento, oltreché di una mancata valorizzazione di una figura apicale fondamentale per l’efficienza della giustizia (basti pensare al ruolo di coordinamento e direzione dell’attività delle cancellerie, di “cerniera” tra magistrati e personale di cancelleria, oltre alle funzioni vicarie svolte in assenza o mancanza di dirigenti nei tribunali); dall’altro, un tentativo del Ministero di “rasserenare” gli animi, affermando che la questione sia ancora oggetto di confronto con le organizzazioni sindacali, nell’ambito della definizione del nuovo contratto integrativo e delle nuove Famiglie Professionali.
Tanti i messaggi provenienti da parte dei Direttori dei vari uffici giudiziari italiani, che, rimasti nelle proprie sedi a garanzia della continuità ed efficienza del servizio, hanno voluto esprimere vicinanza a centinaia di colleghi manifestanti, provenienti da ogni regione d’Italia. In particolare, i Direttori Amministrativi del Tribunale di Palmi (foto) Dott.ssa Stefania Gerocarni (Area Civile), Dott.ssa Antonella Patti (Area Amministrativa), Dott.ssa Domenica Abenavoli (Area Penale Dibattimentale), Dott. Antonio De Nuccio (Area Penale GIP, intervenuto alla manifestazione nazionale), Dott.ssa Sandra Matullo (Ufficio del Giudice di Pace), hanno voluto comunicare la loro “presenza anche virtuale”, accanto ai colleghi dimostranti, avvalendosi di qualche ora di permesso retribuito o di ferie.
Da più parti sono giunti comunicati a sostegno delle istanze della categoria: dalle forze di opposizione in Parlamento - essendo la questione oggetto anche di interrogazione parlamentare - all’Associazione Nazionale Magistrati, dall’Associazione Dirigenti Giustizia ai singoli Uffici di Presidenza dei Tribunali italiani. Tutti auspicano un’attenta valutazione da parte del Ministero “in guisa da preservare competenze e professionalità acquisite nell’espletamento di delicate funzioni a supporto della giurisdizione”.
Il dialogo, dunque, è ancora aperto, ma i Direttori della Giustizia restano determinati a difendere il ruolo che rivendicano come centrale per il buon funzionamento dell’amministrazione giudiziaria; dicono “no” alla soppressione del profilo professionale e “si” all’ingresso nell’Area delle elevate professionalità, senza alcuna necessità di trattativa, semmai prevedendo una nuova qualifica ministeriale e contrattuale.
