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Vinitaly and the City a Sibari: il sogno è ora realtà

Vinitaly and the City a Sibari: il sogno è ora realtà
Solo ad aprile, quando era appena un’idea, in pochi avrebbero scommesso sulla sua effettiva realizzazione. Ieri sera, in una delle pochissime serate salvabili di un’estate oppressiva per caldo ed umidità, il primo fuori salone extraterritoriale di Vinitaly ha preso forma in Calabria, nel cuore della Sibaritide, nel Parco archeologico mai così popolato. Era quello che si voleva, era quello che si temeva ma l’invasione è ordinata, rispettosa del luogo: il vino è incontro, occasione di dialogo, confronto, convivialità, e la Regione Calabria proprio su questo ha puntato per coniugare la passione per la produzione d’eccellenza dell’agroalimentare e la storia di quasi 3 mila anni fa, i cui resti sono stati riportati alla luce da meno di un secolo, pagine straordinarie di civiltà, di sviluppo, anche di guerra, per ricordare che, in fondo, ora come 2.700 anni fa l’uomo mai è cambiato. Vinitaly a Sibari è un risultato eccezionale, il destro offerto alla rivendicazione della Regione Calabria, dove tutto è cominciato, coniata proprio per il Vinitaly 2024, per dire che anche in quella che è considerata la retrovia d’Italia si può immaginare e costruire qualcosa di straordinario, a patto che si prenda coscienza della bellezza, delle risorse, delle potenzialità, mandando in soffitta la rassegnazione di comodo, o il vittimismo piagnone, come lo definisce il vescovo, monsignor Savino, che ormai è da quasi 10 anni pastore di questa diocesi, e dunque i calabresi può dire di conoscerli piuttosto bene. L’asse Calabria-Verona si è arricchito di una collaborazione inimmaginabile un anno fa, ed è reciproco l’interesse di mantenere viva una partnership che potrebbe anche portare ad ulteriori progetti. Qualità, eccellenza, agricoltura, cultura: gli ingredienti erano già tutti lì, anche in passato, ma per cambiare le cose, per dimostrare un valore, frantumare un cliché, crescere economicamente bisogna pensarci ed agire. Proprio quello che Roberto Occhiuto, bisogna dargliene atto, ha iniziato a dire più di tre anni fa, quando si candidò come presidente della Regione.