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«Una Chiesa che lotta per i più deboli non può tacere sull’Aut. Differenziata»

«Una Chiesa che lotta per i più deboli non può tacere sull’Aut. Differenziata»
Una Chiesa che si batte per i poveri e i più deboli e che china la testa solo dinanzi al suo Signore e non a chi vorrebbe prenderne il posto – seppure in terra: è quello che emerge dall'intervista di monsignor Serafino Parisi, vescovo di Lamezia Terme, rilasciata al Quotidiano del Sud, nella quale il presule crotonese ha tracciato anche un bilancio di due anni di attività pastorale. Al netto dell’amarezza per qualche incomprensione e qualche “dispetto digitale”, emerge un impegno che caratterizza tutta la Chiesa calabrese, ma che a Lamezia Terme - città che è il baricentro della regione nel bene e nel male - ha un significato sicuramente peculiare: «La Chiesa calabrese ha un altro volto – dice a Smorto monsignor Parisi – possiamo dire che è stata ricostruita, è un punto di riferimento fortissimo, un calmiere sociale. Diamo sostegno ai diseredati, li strappiamo alla delinquenza (…). Anche questo è welfare sociale». A proposito di welfare, monsignor Parisi racconta al giornalista le iniziative intraprese dalla Diocesi come l’ambulatorio solidale, aperto grazie al lavoro di un’associazione di volontari presso la Cittadella della Carità che ha erogato in sedici mesi oltre quattromila visite, consentendo ad alcune persone di poter essere visitate per la prima volta da uno specialista. E, ancora, una lavanderia, una mensa, un centro diurno, un dormitorio, tutti servizi erogati in forma gratuita. Oltre ad una riflessione proattiva per individuare e intervenire sulle cause della povertà, che nel suo nucleo si mostra pure come povertà culturale. La Chiesa aiuta a coprire così un fabbisogno che lo Stato non riesce a soddisfare se non per un terzo degli aventi diritto. Monsignor Parisi è consapevole che questo impegno, seppur lodevole, non è sufficiente ma è altrettanto consapevole del fatto che «potrebbe andare anche peggio». Con i tagli brutali delle prestazioni che verranno fuori nel prossimo futuro rischiano di farne le spese «anche i bambini portatori di handicap, le categorie più deboli, svantaggiati due volte». Ecco perché – ed è questo il punto nodale della conversazione – tanta «sana indignazione» da parte dei vescovi verso una riforma che non potrà che essere iniqua per le regioni meridionali come quella dell’autonomia differenziata. «Il Sud – dice monsignor Parisi – diventerà una zavorra e trascinerà giù tutto il Paese». In questa situazione il tanto annunciato Ponte finisce per apparire come un paio di «occhiali d’oro» messi sul naso di un ipovedente. Di fronte a un disastro sociale già annunciato la Chiesa non può e non deve rimanere in silenzio ecco perché, ricorda il Vescovo, «abbiamo organizzato delle sedute pubbliche di incontro e dibattito, coinvolto la Consulta dei Laici, i capi scout e altre associazioni, anche laiche. Abbiamo chiamato il professore Marcello dall’UniCal, cercato le ragioni del sì e quelle del no». Ed ecco perché tanto attivismo ha finito per dare fastidio ma - come conclude efficacemente l’intervista - «non siamo stati zitti. Anche i vescovi nel loro piccolo alzano la voce».