Vai al contenuto
PUBBLICITÀ

«Non è il Ponte l’opera necessaria per il rilancio di Calabria e Sicilia»

«Non è il Ponte l’opera necessaria per il rilancio di Calabria e Sicilia»
«Non è il Ponte sullo Stretto l’opera necessaria che possa rilanciare lo sviluppo della Sicilia e della Calabria e dello stesso Mezzogiorno». Lo affermano in una nota congiunta la Cgil nazionale insieme alle Camere del Lavoro delle due regioni. «È un grave errore - prosegue il sindacato - considerare la realizzazione del Ponte come l’elemento strategico della modernizzazione infrastrutturale del Mezzogiorno. La Sicilia e la Calabria hanno bisogno di grandi reti merci e passeggeri, di connessioni trasversali Est-Ovest, in grado di togliere dall’isolamento fisico le popolazioni che vivono nelle aree interne; hanno bisogno di una effettiva specializzazione del sistema portuale, di una migliore connessione con la rete ferrovia e stradale ed una più efficace digitalizzazione ed Ict; hanno bisogno di valorizzare i sistemi produttivi locali di eccellenza incrementando l’accessibilità ai mercati nazionali ed esteri; hanno bisogno di aumentare l’accessibilità ai poli turistici e di mettere in sicurezza le infrastrutture esistenti. Come non è più rinviabile, in particolar modo per la Sicilia, la necessità di porre mano ad un intervento sistemico per affrontare le problematicità inerenti al dissesto idrogeologico e all’endemico disservizio della rete di approvvigionamento e distribuzione idrica anche in relazione alle criticità determinate dai ripetuti fenomeni di siccità». «Riteniamo - prosegue la Cgil - prioritarie la realizzazione dell’alta velocità Salerno-Reggio Calabria che rischia di fermarsi a Romagnano; il completamento della elettrificazione e messa in sicurezza della ferrovia jonica Sibari-Reggio Calabria; il miglioramento del sistema di mobilità dell’area centrale dello Stretto; il completamento della Messina-Catania-Palermo e il raddoppio della Messina-Catania-Siracusa che continuano a procedere a rilento. Indispensabile è poi la messa in sicurezza del sistema autostradale siciliano e calabrese, portando a compimento la realizzazione dell’E90 (Ss 106), meglio conosciuta come la “strada della morte”. E’ essenziale, invece, riaprire una nuova stagione di programmazione per le due regioni le cui potenzialità di sviluppo socio economico sono frenate dall’involuzione delle politiche messe in atto dal Governo Nazionale e dai Governi regionali attraverso: la centralizzazione delle Zes, lo smantellamento del Reddito di Cittadinanza, la revisione del Pnrr che definanzia molte opere strategiche, il blocco del Fondo di Sviluppo e Coesione e sottraendo, tra l’altro, 2.100 milioni alle due regioni interessate, lo svuotamento del Fondo perequativo infrastrutturale, portate avanti in una logica neocentralistica che annulla il ruolo delle Autonomie, soprattutto dei Comuni».