Sulla direttiva Bolkestein è botta e risposta Salvini-Occhiuto

Sulla direttiva Bolkestein è botta e risposta tra il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ed il presidente della Regione Roberto Occhiuto. La direttiva in questione è una norma europea approvata nel 2006 - ma mai entrata in vigore: "intende semplificare le procedure amministrative, eliminare l'eccesso di burocrazia e soprattutto evitare le discriminazioni basate sulla nazionalità o per coloro che intendono stabilirsi in un altro paese europeo per prestare dei servizi". Prende il nome da Frederik Bolkestein, economista e politico olandese del partito liberale (Vvd) che era commissario europeo per il mercato interno. In Italia la direttiva viene accostata "alle concessioni balneari e a quelle agli ambulanti. Secondo la direttiva, gli spazi occupati da ambulanti e stabilimenti dovrebbero essere messi a gara, a livello europeo, al momento della scadenza della concessione. I titolari delle concessioni hanno quindi sempre fatto pressione perché questo non accadesse, per il timore di perdere gli spazi in questione, e spesso le loro ragioni sono state accolte dal legislatore".
Occhiuto: «Sulla Bolkestein padroni a casa nostra»
Il tutto è partito dalla delibera sulle concessioni balneari assunta dalla Giunta Regionale calabrese pochi giorni fa. "La Calabria è abbracciata dal mare a est, a ovest e a sud, ed ha quasi 800 chilometri di coste - ha dichiarato Occhiuto a margine della Giunta - il nostro piano regionale, normato da una legge regionale del 2005, prevede che il 70% delle spiagge possa essere dato in concessione per finalità turistico-ricreative, a fronte di un 30% che deve rimanere obbligatoriamente libero. Dai dati aggiornati a dicembre 2023 emerge che solo il 13% delle spiagge calabresi è dato in concessione - alcune volte anche assegnate ma non attive - dai Comuni: almeno l’87% delle nostre spiagge è dunque al momento libero.
Appare evidente che nel territorio calabrese non c’è scarsità della ‘risorsa spiaggia’ e dunque abbiamo ufficialmente deliberato - prima Regione in Italia a prendere una decisione di questo tipo e a metterla nero su bianco - che in Calabria non si applicherà la direttiva Bolkestein riguardo alle concessioni rilasciate dai Comuni nei quali sarà valutata all’attualità l’insussistenza locale di scarsità della risorsa e l’assenza di interesse transfrontaliero certo. La direttiva Ue del 2006 mette l’accento proprio sul concetto di ‘scarsità della risorsa spiaggia’. Una successiva legge dello Stato italiano approvata nel 2022 regolamenta una mappatura delle spiagge, che però è stata effettuata a livello nazionale. Logica rigettata da un parere della Commissione europea: per l’Europa la valutazione sulla ‘scarsità’ o meno delle spiagge va fatta a livello regionale o addirittura comunale. Noi vogliamo rispettare alla lettera queste indicazioni. E dai numeri appare chiaro come nella Calabria, complessivamente considerata, non ci sia alcuna scarsità della ‘risorsa spiaggia’.
A seguito della decisione presa dalla Giunta, i Comuni calabresi potranno procedere - qualora non ci sia nel loro territorio una scarsità della ‘risorsa spiaggia’ e non vi sia neppure un interesse transfrontaliero al rilascio della concessione - all’applicazione diretta della normativa nazionale sulle proroghe delle concessioni balneari; in assenza di tali presupposti, gli stessi Comuni potranno procedere ad una ‘proroga tecnica’ delle precedenti concessioni in scadenza al 31/12/2023, e allo stesso tempo potranno bandire nuove gare, per i lotti non ancora assegnati. Da mesi si parla di autonomia differenziata e di regionalismo, perché se ne deve parlare sempre secondo l’interesse di alcuni? In questo caso la Calabria il problema che hanno altre regioni non ce l’ha. In Calabria la ‘risorsa spiaggia’ non è scarsa. Qualcuno in passato diceva ‘padroni a casa nostra’. In questo caso siamo noi calabresi che sommessamente diciamo: ‘sulla Bolkestein padroni a casa nostra’».
Salvini: «Una singola Regione non può bloccare la Bolkestein»
Il ministro delle Infrastrutture - in queste ore in Calabria per un tour elettorale - ha commentato la decisione della Giunta regionale: «Purtroppo non può essere una singola regione a bloccare la Bolkestein. Il governo nazionale può approvare una legge che metta in sicurezza le spiagge in tutta Italia che garantisca la prelazione a chi le gestisce e garantisca un indennizzo a chi eventualmente non lo gestirà più. Una legge si può trovare anche la settimana prossima. Spero che il partito del governatore della Calabria Roberto Occhiuto ci dia una mano».
La contro-replica di Occhiuto a Salvini: «Padroni a casa nostra»
«Ringrazio il ministro Salvini per il suo impegno sul Ponte sullo Stretto, sulla Ss106, sull’autostrada A2, perché il mio governo regionale - anche grazie alla sua azione - negli ultimi 30 mesi ha avuto più risorse che negli ultimi 30 anni - ha detto Occhiuto in una nota - ma su leggi regionali e atti amministrativi abbiamo dimostrato che a volte la Calabria fa giurisprudenza, l’ultimo esempio è la vittoria in Corte Costituzionale contro l’impugnativa del governo nazionale che bloccava la possibilità di dare licenze Ncc.
Sui balneari abbiamo semplicemente affermato che siccome, a differenza che in altre regioni del Nord, la ‘risorsa spiaggia’ da noi non è scarsa - e la Corte di Giustizia europea e il Consiglio di Stato hanno già chiarito che la quantificazione della ‘risorsa’ va fatta a livello territoriale e non nazionale -, in Calabria i vincoli della normativa comunitaria sono già pienamente rispettati. Il ministro Salvini evidentemente non ha letto la delibera, che gli manderò volentieri nelle prossime ore. L’atto della mia Giunta è pienamente rispettoso della normativa comunitaria, semplicemente in Calabria non sussistono i presupposti per l’applicazione della direttiva Bolkestein.
La Calabria, che ha moltissime spiagge libere, non cederà - come vorrebbe qualcuno - le quote di spiagge inoccupate ad altre regioni del Nord. Abbiamo troppo bisogno di sviluppare il turismo, e per questo, almeno in questa occasione, prendiamo a prestito il motto del fondatore della Lega: padroni a casa nostra».