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La presidente di Sos Humanity: "Costretti dai libici a lasciare persone in acqua"

La presidente di Sos Humanity: "Costretti dai libici a lasciare persone in acqua"
77 persone sono riuscite a salvarle, ma molte altre hanno dovuto lasciarle in mare, in balia delle acque gelide del Mediterraneo e della cosiddetta Guardia costiera libica, che con ogni probabilità i migranti che ha raccolto dal mare li ha riportati nei lager del paese nordafricano. Laura Gorriahn, presidente dell'ong Sos Humanity, era a bordo della nave Humanity1 durante l'intervento di soccorso a tre barchini carichi di migranti in balia del mare interrotto dall'arrivo di un'imbarcazione libica. Una di quelle consegnate alla Libia proprio dall'Italia. “Eravamo in mare, nel Mediterraneo del sud, con la nostra barca quando abbiamo ricevuto una richiesta di soccorso. Siamo arrivati sul posto e abbiamo dato inizio alle operazioni di salvataggio. Poi è arrivata una nave della Guardia costiera libica, che ha messo in acqua un gommone che ha raggiunto il luogo in cui stavamo consegnando alle persone sulle barche i giubotti di salvataggio. Le persone a bordo, prese dal panico, sono saltate o cadute in acqua. La situazione è diventata caotica e pericolosa. Sul tender avevano anche un'arma, ed hanno sparato in acqua. Noi cercavamo di salvare i migranti finiti in acqua, ma ad un certo punto è diventato troppo pericoloso e abbiamo dovuto allontanarci. Non sappiamo cosa sia successo alle persone che erano ancora in acqua. Alcune sono state portate sull'imbarcazione libica, e un testimone ci ha raccontato che una persona è stata lasciata in acqua, dunque probabilmente è morta”. “Ci hanno minacciato con le armi, e in quel momento il nostro equipaggio era in pericolo, quelle persone erano in pericolo. Per questo abbiamo coinvolto anche lo Stato tedesco. Quando l'equipaggio è in pericolo bisogna lasciare il luogo dell'intervento, ma è stato terribile essere costretti a lasciare quelle persone in mare”.