Un anno dal naufragio di Cutro: mai più morti nel Mediterraneo

Non poteva certo essere la pioggia, per quanto fitta e battente, a fermare superstiti e familiari delle vittime della strage di Steccato di Cutro. Sono partiti da piazzale Nettuno, uniti dietro lo striscione con quella che è diventata una preghiera, forse un'utopia, ma che loro continuano ad urlare, assieme alla rete di associazioni che li ha supportati nei giorni della tragedia e li sta seguendo nel loro tentativo di ricostruirsi una vita: Mai più stragi di migranti nel Mediterraneo.
Chiedono la verità su quanto è accaduto la notte del 26 febbraio di un anno fa; chiedono di sapere perché nessuno li ha soccorsi sebbene fossero stati più volte avvistati al largo; perché li abbiamo lasciati morire a 50 metri dalla salvezza. E per quei 94 morti, per i dispersi, per le vittime che potevano essere salvate, fermi davanti al Tribunale di Crotone chiedono giustizia. Ma chiedono anche che venga riconosciuto il diritto, che hanno, all'asilo politico, chiedono di potersi ricongiungere ai loro familiari rimasti nei Paesi d'origine, come gli fu promesso dalla presidente del Consiglio...non a Cutro o davanti alle bare dei propri cari nel Palamilone, ma a Palazzo Chigi.
Sotto una pioggia sempre più intensa il corteo ha raggiunto il museo di Pitagora, dove si è parlato di diritti violati, salvataggi in mare, di accordi internazionali che tutto prevedono meno che l'accoglienza, del sacrosanto diritto di spostarsi alla ricerca di una vita migliore senza che, per questo, qualcuno ti uccida, ti torturi in un lager o ti lasci annegare. Dal tavolo è partito anche un appello al Governo tedesco, ed un ringraziamento a chi, in Italia, ha dato un minimo sollievo al dolore di superstiti e parenti. Diverse, e discrete, le presenze istituzionali, tutte tra il pubblico. Al corteo ha partecipato anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha raccolto le richieste di un uomo afghano che nel naufragio ha perso suo cugino, con tutta la sua famiglia.