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La Zes unica del Mezzogiorno preoccupa gli industriali

La Zes unica del Mezzogiorno preoccupa gli industriali
Il nuovo modello di Zona economica speciale, che dovrebbe partire il 1 marzo, rischia di depotenziare la validità dello strumento e la sua utilità, soprattutto in Calabria. Non sono affatto convinti del cambiamento gli industriali calabresi, che esprimono forte preoccupazione per l’implementazione della Zes unica del Mezzogiorno, che sostituirà le attuali otto. «La Zes calabrese – spiega il presidente di Unindustria Calabria, Aldo Ferrara – stava dimostrandosi strumento utile a rendere la nostra regione attrattiva per investimenti interni ed esterni. Questo grazie al suo valore aggiunto determinato dalla semplificazione burocratica per l’avvio degli insediamenti produttivi e dal sistema di incentivi fiscali. La preoccupazione è che il nuovo modello «renda più sfumati i vantaggi, soprattutto in termini di semplificazione e fluidità delle autorizzazioni, tanto da rendere poco attrattiva la Zes a causa di un sistema di gestione che centralizza i rapporti e riduce il legame con il territorio». «Preoccupa anche – prosegue Ferrara - il limite minimo di 200mila euro posto all’ammontare degli investimenti nell’area Zes: il tessuto imprenditoriale locale è infatti formato soprattutto da piccole imprese che sarebbero disposte a investire nella Zes, ma quel limite le tiene fuori da un’opportunità concreta. E ciò anche in considerazione del venir meno del credito d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno». Il presidente degli industriali chiede chiarezza anche sulle deroghe urbanistiche e sulle risorse per la Zes unica, che attualmente – dice - appaiono inadeguate a coprire le esigenze dei territori. Tra l’altro, aggiunge, «mentre si prevede di erogarle “a rubinetto”, mancano ancora i moduli per le richieste e il termine ultimo di presentazione delle istanze scade il 15 novembre prossimo: in queste condizioni è impossibile programmare investimenti e pianificare nuovi insediamenti». «Infine – conclude Ferrara –, il precedente modello aveva iniziato a dare frutti anche grazie alla stretta sinergia tra commissario Zes e parti sociali. Il nuovo modello non prevede, invece, il coinvolgimento nella cabina di regia della Zes né delle associazioni datoriali, né dei sindacati, allargando lo scollamento tra imprese, territorio e lavoratori». Da qui l’auspicio affinché «si ponga rimedio a questa stortura nel modello di management della nuova Zes unica, attraverso il coinvolgimento formale e sostanziale delle parti sociali. Ne va del futuro della nostra regione».