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Nella sanità la vera sordità: tra Crotone e Catanzaro nessun centro audiologico

Nella sanità la vera sordità: tra Crotone e Catanzaro nessun centro audiologico
Maria Chiara tra poco si laureerà, presso l’Università Magna Grecia di Catanzaro. È la prima studentessa con problemi uditivi che si coronerà d’alloro nella storia dell’ateneo catanzarese. È una ragazza dal carattere di ferro, Maria Chiara, alla quale la vita ha riservato il brutto tiro di un citomegalovirus che ne ha condizionato uno dei sensi. Lei, però, ha avuto la forza perseverante di chi non si abbatte, né si piange addosso, e la sua vita è ora quasi la stessa delle sue coetanee. Quasi. Perché negli ultimi quella stessa sanità pubblica che l’ha aiutata a non avvertire alcuna distanza fra sé ed il cosiddetto mondo dei (parola orribile) normodotati, ora rischia di penalizzarla: il suo impianto cocleare, il piccolo dispositivo che permette a lei ed a tutte le persone con ridotte capacità uditive di sentire i suoni è usurato, ormai sorpassato tecnologicamente, ma Maria Chiara dovrà aspettare altre tre settimane prima di ottenere una visita audiologica perché tra Crotone e Catanzaro non ci sono più centri audiologici. Certo, la sanità italiana è stritolata dalle liste d’attesa anche per prestazioni anche legate a gravi patologie, ed ormai non solo ecografie e risonanze magnetiche ma perfino gli interventi chirurgici sono sempre più spesso appannaggio dei privati. Ma per tenere fede al principio costituzionale della tutela del diritto alla salute individuale e collettivo non si può giocare sulla pelle dei cittadini, al di là della gravità delle condizioni, come sottolinea la mamma di Maria Chiara, l’avvocato Rosina Lombardo.