A rischio l'intera economia calabrese se "chiude" il porto di Gioia Tauro

«Se chiude Gioia Tauro, o si ridimensiona, chiude Callipo. Trecentocinquanta posti di lavoro». Le ricadute pratiche, concrete, di un eventuale ridimensionamento del porto di Gioia Tauro sulle aziende calabresi le spiega, in pochissime parole, Pippo Callipo. Il titolare di una delle aziende più floride e conosciute della regione evidenzia così tutti i limiti del provvedimento emanato dall'Unione europea sulle emissioni inquinanti delle grandi navi. Un provvedimento che impone alle società armatrici una tassa sulla sosta delle navi nei porti europei ma ovviamente nulla può sui porti del NordAfrica. E dunque un provvedimento che potrebbe spostare – almeno in parte - il traffico marittimo proprio verso questi porti non europei, con benefici comunque minimi per l'ambiente ma, per contro, con ricadute pesantissime sull'economia locale. E se si pensa che il porto di Gioia Tauro è in fortissima crescita per quanto riguarda il transhipment e l'automotive, si comprende quanto potrebbe essere grave il danno per la nostra regione. Non solo per i lavoratori – che pure sono tanti - direttamente impiegati nell'infrastruttura, ma per le tante imprese calabresi che proprio attraverso questo porto ricevono le materie prime oppure inviano all'estero i loro prodotti. A sottolinearlo, ancora una volta, è anche il presidente di Unindustria Calabria, Aldo Ferrara.