A Gerardo Sacco il primo "Pitagora d'oro", la massima onorificenza di Crotone

La gente in piedi e quell’applauso all’ingresso nella sala consiliare strapiena, così spontaneo da fargli venire gli occhi lucidi. La gratitudine sincera della sua città che gli tributa il Pitagora d’oro, onorificenza mai conferita. Di più, istituita apposta per lui. Forse, da ieri sera Gerardo Sacco si è messo definitivamente alle spalle la sindrome del profeta in patria, quel cruccio interiore, come lo ha definito lui, che lo tormentava. In realtà, Crotone ed i crotonesi si sono semplicemente abituati alla sua grandezza artistica, celebrata sui palcoscenici teatrali, cinematografici, televisivi, sulle passerelle degli eventi di alta moda e nei grandi eventi di cultura di tutto il mondo, ed a quella umana, essendo egli rimasto sempre se stesso, un uomo che ha avuto il merito e la fortuna della consacrazione internazionale per la sua creatività artistica e che, tuttavia, ciascuno incontra e saluta su corso Vittorio Veneto, a due passi dalla sua boutique in pieno centro, come fosse un parente prossimo. A pochissimi è dato il privilegio di essere evocati solo col nome ed a Crotone, quando lo si nomina, si dice Gerardo, non serve altro. Ma, come dicevamo, a questo riconoscimento il grande orafo teneva tantissimo, più che ad ogni altro: un uomo che ha vissuto di passioni per quelle intende e desidera consumarsi.
L’idea di istituire per la prima volta il Pitagora d’oro è venuta al sindaco Voce dopo una visita al quartier generale di Poggioverde, inaugurato nel maggio di 13 anni fa: vi lavorano una cinquantina di persone fra menti creative, mani artigiane, amministrativi. Di ciascuno, ogni giorno, specie di chi è assente racconta il braccio destro, Giacomo Salatino, nel suo intervento accorato e delicato, Gerardo si preoccupa, e non perché tema che il lavoro ne risenta. La seconda famiglia, la chiama, e scordatevi la retorica. Perché sì, la genialità con la quale si è imposto era un dono di natura maturato al sole dell’esperienza, ma come ama dire lui “senza di loro avrei fatto poca strada”. Loro: i figli Viviana, già da anni alla guida dell’azienda, Antonio ed Andrea, i nipoti, e tutti i collaboratori, la fedelissima Antonella Papaleo, il geniale Emiliano Ranieri. Seduti tra i banchi dell’emiciclo ci sono parenti, amici, conoscenti-riconoscenti, il medico che lo soccorse alcuni anni fa a Castrovillari, ragazzi e ragazze che lavorano con lui ed indossano le sue ultime creazioni. Di sicuro, nessun nolente.
Si è fatto amare, Gerardo Sacco, semplicemente essendo sé stesso, scegliendo di restare a Crotone, di progettare e realizzare nel laboratorio della sua città opere e prodotti che ha poi esportato in tutto il mondo, invertendo l’eterno processo migratorio che priva la Calabria ed il Sud di estro ed energie, ipotecandone il futuro. Alla fine del suo intervento, sottolinea che il futuro dell’azienda è già tracciato, la continuità garantita. Brusìo. L’età c’è, si giustifica allargando le braccia, poco alla volta mi avvicino al traguardo. Abituata com’è alla sua immanente presenza, sarà Crotone a faticare ad andare oltre uno dei suoi figli più grandi.