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Scambio elettorale politico mafioso: coinvolti sindaco, assessore e consigliere di Cerva

Scambio elettorale politico mafioso: coinvolti sindaco, assessore e consigliere di Cerva
Un vero e proprio clan di 'ndrangheta, dedito alle attività più classiche delle estorsioni e del narcotraffico, ma capace anche di infiltrarsi nella politica e di estendersi fino alla Liguria ed al Piemonte. L'esistenza, i legami e le attività della cosca "Carpino" operativa tra i territori di Petronà e Cerva, nel Catanzarese, sono emerse nel corso dell'inchiesta antimafia che ha portato all'emissione di un’ordinanza cautelare nei confronti di 52 persone, 38 delle quali in carcere, 6 ai domiciliari e 8 raggiunte da obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Della cosca è stata ricostruita anche la genesi, oltre che l'organigramma. Secondo le indagini, i Carpino di Petronà (con ramificazioni in Liguria e Lombardia) si sarebbero alleati col gruppo criminale dei Cervesi (attivo anche in Piemonte), ed entrambi ora ricadrebbero sotto l’influenza del locale di Mesoraca (KR). E proprio a Mesoraca ed a Cutro si sarebbero approvvigionati della droga da spacciare al dettaglio, oltre ad estorcere denaro ad imprenditori edili e commercianti della presila catanzarese. Altro aspetto, le ingerenze nella politica e nella Pubblica amministrazione. Una delle accuse è, infatti, lo scambio elettorale politico – mafioso, con l’influenza sull'Amministrazione comunale di Cerva in occasione delle elezioni del 2017. Il clan avrebbe procurato voti ad alcuni degli indagati, eletti in quella tornata e poi riconfermati nel 2022, in cambio di denaro e di una percentuale sugli appalti pubblici. C'è anche il sindaco di Cerva Fabrizio Rizzuti tra le persone poste agli arresti domiciliari nell'ambito dell'operazione: 49 anni, è accusato di scambio elettorale politico mafioso assieme ad un assessore, Raffaele Scalzi, di 42 anni, e ad un consigliere comunale, Raffaele Borelli, di 47, anche loro ai domiciliari. Fabrizio Rizzuti, Raffaele Scalzi e Raffaele Borelli si erano candidati alle elezioni comunali del 2017 quali consiglieri comunali, con la lista civica 'Progetto Futuro' guidata dal futuro sindaco Fabrizio Rizzuti (rieletto nel giugno del 2022). I tre, grazie all'intermediazione del fratello del primo cittadino, Massimo, dipendente comunale, si sarebbero rivolti a Tommaso Scalzi, già condannato per associazione mafiosa e considerato vicino al boss Franco Coco Trovato, affinché procurasse loro dei voti promettendo in cambio una somma di denaro e una percentuale sugli appalti pubblici aggiudicati dal Comune. Tra le persone raggiunte dalla misura cautelare ci sono altre persone con legami di parentela con Franco Coco Trovato. Coinvolto anche un dipendente dell’Agenzia delle Entrate, che secondo gli inquirenti (in cambio di soldi o favori) si sarebbe messo a disposizione di un affiliato, rendendosi disponibile a ricevere falsi documenti per evitargli di incorrere in sanzioni o di pagare l'Imu sulle sue proprietà.