VIDEO | Reddito di Cittadinanza, Calabria: in 20 mila attendono e sperano

È una guerra paradossale, ma non incomprensibile quella contro il Reddito di cittadinanza. Andava cancellato perché era la bandiera del Movimento Cinquestelle, e questo non andava giù né a destra, né a sinistra. Ci ha provato prima Renzi, con una raccolta firme per un referendum che è stata un fiasco totale. Lo ha cancellato il governo Meloni, dopo una grancassa mediatica andata avanti per anni, che ha creato un nuovo italiano, una creatura mitologica, metà uomo, metà divano. Ieri la protesta di chi ha perso il sussidio ha avuto il suo epicentro a Napoli, delle città italiane senz’altro la più rivoluzionaria, con momenti di tensione e ripercussioni sul traffico, ed ha toccato anche Cosenza, dove decine di persone hanno manifestato davanti alla sede dell’Inps, senza creare problemi all’ordine pubblico. Alla fine del 2022, in Calabria erano poco meno di 83 mila i percettori dell’assegno, l’8,3% del totale nazionale. Solo in Campania e Sicilia il numero era più alto. Quasi 20 mila persone hanno ricevuto l’sms di revoca. Com’è noto, per sostenere chi più ha bisogno dal primo gennaio 2024 ci sarà l’assegno di inclusione, riservato a famiglie con almeno un minore, un disabile o un ultra60enne, e che abbiano un reddito inferiore a 9.360 euro. Il tetto massimo del sussidio sarà di 500 euro, e sarà erogato al massimo per un anno e mezzo. I sindaci dei tre capoluoghi storici, Catanzaro, Cosenza e Reggio eccepiscono che più della metà di coloro che percepiva il Reddito di cittadinanza mai aveva lavorato, e che la maggior parte della platea non aveva chance di accedere al mercato del lavoro.
Ieri, l’assessore regionale al lavoro ed alla formazione, Giovanni Calabrese, ha detto che, anche coi correttivi adottati, l’RdC non deve diventare l’ennesima misura assistenzialistica ed ha parlato della necessità di una fase nuova, di una svolta radicale, una sorta di terapia d’urto in cui le aziende devono assumere una parte rilevante di responsabilità, partendo dal fatto che lamentano di offrire lavoro senza non trovare personale. Calabrese ha fatto sapere che si lavora per potenziare i centri per l’impiego, e che presto verrà formalizzato il tavolo regionale per le politiche del lavoro, previsto dalla legge recentemente approvata dal Consiglio regionale. L’assessore si è anche assunto un impegno gravoso: per lui, in Calabria è tutto pronto per la partenza, fra tre giorni, il primo settembre, della piattaforma alla quale chi ha perso il Reddito deve accedere per entrare nel percorso di formazione e supporto al lavoro, fra l’altro, proprio alla vigilia del meeting in programma a Scilla per parlare di occupazione, al quale è prevista la presenza del ministro Maria Elvira Calderone. A chi osservi il problema senza paraocchi, è chiaro che quella sul Reddito di cittadinanza è una battaglia politica della quale faranno le spese molte persone fragili: Grecia a parte, la misura è presente in tutt’Europa, ed in un periodo di vacche magre Francia e Germania hanno anche aumentato l’importo dell’assegno, e la Germania ha anche ridotto le sanzioni per i truffatori. L’Adi, che lo sostituirà, darà meno soldi a meno poveri e per meno tempo, e si risparmieranno 3 miliardi di euro che fra condoni ed armi all’Ucraina si sono volatilizzati. Se anche la sociologa Chiara Saraceno, una delle massime esperte della materia, parla di furto a chi ha di meno bisognerebbe perlomeno riflettere.