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VIDEO | Sbarchi di migranti, numeri da record: Salvini annuncia nuovi decreti

VIDEO | Sbarchi di migranti, numeri da record: Salvini annuncia nuovi decreti
Risultati significativi ma non soddisfacenti, è il concetto. Il ministro dell’Interno, Piantedosi, lo ripete da giorni, e del resto contro i numeri si può fare poco. E anche il ministro Urso, in visita ieri a Lampedusa, ha parlato di situazione insostenibile. Nonostante il viavai del ministro degli Esteri, Tajani, sin dal suo insediamento, e nonostante il viaggio in Tunisia di un mese fa di Giorgia Meloni gli sbarchi in Italia sono triplicati rispetto al 2022, finora oltre 100 mila persone, 70 mila dalla Tunisia, poco meno di 33 mila dalla Libia. Un anno fa nello stesso periodo, gennaio-agosto, dalla Tunisia ne erano arrivati 13 mila, dalla Libia 29 mila. È evidente che i due stati nordafricani non stanno facendo abbastanza per bloccare le partenze: secondo il Viminale, da gennaio la Tunisia è riuscita a trattenere 40 mila persone, la Libia 15 mila. Ciò significa che il cosiddetto blocco navale è finora riuscito a fermare solo un terzo di coloro che volevano partire. I numeri di questi giorni non si sono mai registrati prima: ieri a Lampedusa c’erano 4.267 ospiti, più di 10 volte la capienza massima. Sabato sono arrivate nei porti italiani 1.826 persone in ben 63 sbarchi, tra soccorsi in mare e arrivi autonomi di barchini con pochi passeggeri a bordo. E dato che per qualche giorno non sono previste significative variazioni delle condizioni meteo e che il mare resterà calmo, fra oggi e domani è previsto l’arrivo di altri 2 mila migranti. Le coste tunisine sono quelle dalle quali salpa la maggior parte dei profughi, e dunque il protocollo col quale la Meloni aveva detto di aver impegnato il presidente Saied a porre un argine alle partenze non sta avendo alcun effetto rilevante. Ieri, in un’intervista sul Corriere della Sera, l’ex ministro dell’Interno, Minniti, ha valutato come non dissonanti le parole del presidente della Repubblica, Mattarella, che ha sollecitato l’ampliamento dei flussi regolari per stroncare i traffici di vite umane, e la visione del governo Meloni. Il suo successore al Viminale, Matteo Salvini (che, non dimentichiamolo, è il punto di riferimento politico dell’attuale ministro Piantedosi e che, non dimentichiamolo, dovrebbe occuparsi di trasporti), ieri ha annunciato un decreto sicurezza urgente che sarebbe stato già concordato con la premier e che però sarà portato in Consiglio dei ministri non prima di settembre. E cosa avrebbe di innovativo questo decreto? Al primo punto ci sarebbero i rimpatri, che il governo vorrebbe rendere più facili e veloci, specie per gli immigrati irregolari che si siano macchiati di reati. C’è un problema, però: i paesi da cui provengono i partenti non firmano gli accordi bilaterali e non accettano di aumentare le quote tant’è che finora sono state rispedite indietro 2.500 persone contro le 6.500 del 2018 e del 2019. Inoltre, si tratterebbe di inasprire le sanzioni per chi si ribella alle forze dell’ordine. È evidente che non esistono ricette facili per affrontare un fenomeno epocale come quello migratorio, e che fare annunci di inseguimenti lungo tutto l’orbe terracqueo con faccia truce, come fece la Meloni a Cutro, non poteva non trasformarsi in un boomerang. Ma l’evidenza dei fatti e la sensazione di deja vu e deja entendu dell’ennesimo decreto sicurezza dimostra che al momento il governo subisce il fenomeno senza riuscire a limitarlo.