Migranti: la politica è in affanno e le persone muoiono

Sono trascorsi sei mesi dal naufragio di Steccato di Cutro, che il 26 febbraio all'alba costò la vita ad almeno 94 migranti tra i quali moltissimi bambini. Sei mesi in cui ci sono stati altri naufragi, altri morti in mare; perché a quel proclama “Mai più!” in realtà non ci ha mai creduto nessuno. Perché è impossibile che non accada più, com'è stato fin da subito impossibile credere ad una politica che in quei giorni ha prima mostrato il suo volto più inumano, cinico, disinteressato; poi goffamente tentato di porre rimedio ad una delle figuracce più clamorose della storia d'Italia. In mezzo ci sono le vittime di quel naufragio, che non sono solo i corpi dei morti portati in spiaggia dalle onde o dei dispersi che ancora non si sa neppure quanti siano; sono anche i superstiti, sballottati qui e là per mesi con il terrificante fardello che si porteranno dentro per sempre.
E se altrove quella tragedia è stata dimenticata, superata da altre o dall'indifferenza che accompagna parte della nostra vita, a Crotone e Cutro si prova invece a non dimenticare, a non fare calare l'attenzione attorno alla questione delle migrazioni, che forse più di altre sta svelando il volto peggiore dell'Italia e dell'Europa.
Lo si è fatto anche al Park and Ride, in una delle iniziative legate ad “Enjoy the city”, happening organizzato da un gruppo di associazioni per rivitalizzare una delle villette storiche della città. Lo ha fatto il direttore Giuseppe Pipita presentando l'inserto multilingue del suo bisettimanale Il Crotonese, nato proprio da quella tragedia nel nome di una inclusione reale; lo ha fatto il giornalista Bruno Palermo raccontando quei drammatici giorni; lo ha fatto Manuelita Scigliano, che con l'associazione Sabir quei giorni li ha vissuti tutti accanto a parenti e superstiti, a svolgere un ruolo che sarebbe toccato ad altri.